mercoledì 30 luglio 2014

Dal set ai campi Alberto Brosio l'agro-attore di Officina Contadina


Un passato da attore televisivo, sette anni a Los Angeles e una contrastante passione per la vita contadina che poco a poco si trasforma in un lavoro a tempo pieno nella convinzione che solo una vita più a misura d’uomo possa dare la vera felicità. Inizia più o meno così l’avventura di “Officina Contadina” di Alberto e Linda, 34 anni, due bimbi e una cascina con vista sulle colline del nord astigiano.

«Cortandone è il paese dei miei nonni, io e mio fratello siamo nati a Torino e ogni week end venivamo a trovarli – racconta Alberto. Ricordo che ero affascinato da uno zio che faceva il contoterzista, i trattori, la campagna, mi sembrava tutto bellissimo, non lo mollavo mai. Da “grande” ho fatto altre scelte ma la passione per la campagna è rimasta, così quando Linda e io ci siamo sposati abbiamo deciso di venire a vivere qui e abbiamo preso due caprette che mungevo prima di andare sul set. Quando mi sono reso conto che il lavoro di attore iniziava a pesarmi mentre ogni mattina mi svegliavo con una gran voglia di buttarmi giù dal letto per andare a mungere Heidi e accudire la prima famiglia di api ho capito che era ora di cambiare e così l’anno scorso abbiamo ufficialmente aperto l’azienda agricola “Officina contadina”».



Al momento Alberto e Linda allevano api in forma stanziale e producono nocciole biologiche, sono accreditati come fattoria didattica e collaborano con la Cooperativa sociale “Il Margine” che opera sul territorio con progetti di orto-terapia, a breve avranno anche un laboratorio per la lavorazione dei loro prodotti, un agriturismo e un Bed & Breakfast.

«Sette anni fa abbiamo iniziato a ristrutturare la cascina, ad allevare le prime famiglie di api e a ripulire i noccioleti abbandonati da anni e mi sono documentato molto perché credo in un’agricoltura diversa, sostenibile e non dannosa per l’ecosistema, ma è più difficile di quel che pensavo. Al di là della fatica immane che comporta, è difficile capire come fare a coltivare in maniera davvero biologica. Se chiedi a qualche agricoltore della zona o al tecnico del Consorzio agrario come combattere un parassita, la prima cosa che fanno è indicarti il pesticida da utilizzare, mai nessuno ti dirà di rimuovere le uova del parassita a mano o di introdurre l’insetto antagonista. Adesso per fortuna si iniziano ad avere risposte a fronte del crescente interesse per un’agricoltura più sostenibile da parte di molti giovani come noi che si avvicinano al mestiere contadino non perché si sentono obbligati a continuare l’attività di famiglia ma perché cercano uno stile di vita diverso, a contatto con la natura».


“Officina Contadina” si trova in via Bricco Cisero 10 a Cortandone e vende direttamente i suoi prodotti: miele di acacia, millefiori e melata; presto saranno invece disponibili i semilavorati di nocciole (nocciole tostate e in granella, nocciole tostate sotto miele di acacia e una pasta di nocciole tostate e macinate a pietra che amalgamata al miele di acacia diventa una crema spalmabile per dolci). 

lunedì 28 luglio 2014

Centinaia di scatti per i pianeti di Catherine




Pittrice, fotografa e appassionata di natura, Catherine Nelson ha trasferito la sua esperienza dalla produzione digitale cinematografica – ha lavorato agli effetti speciali di Moulin Rouge e Harry Potter – all’arte.

Il risultato? Nuovi fantastici pianeti popolati da una natura selvaggia e surreale, eterea e misteriosa. Le sue creazioni sono il risultato di centinaia di scatti cuciti tra loro grazie alla magia del digitale.




martedì 22 luglio 2014

Rosa di Jerico


La Rosa di Jerico appartiene a una categoria di piante a dir poco pazzesche!
Originaria del deserto ha escogitato un metodo infallibile per sopravvivere anni nella più completa siccità: in mancanza d’acqua le sue foglie seccano completamente, si chiude a riccio e tutta appallottolata si lascia trasportare dal vento di duna in duna fino a che qualche goccia di pioggia riempie un piccolo avvallamento del terreno, lei ci finisce dentro e inizia a spiegare le foglie che tornano a essere verdissime.
Non a caso è conosciuta anche come pianta della resurrezione.



Questa incredibile piantina è spesso venduta come souvenir ai turisti con un foglietto di istruzioni che spiega “Come far fiorire la Rosa”. Si immerge la Rosa in acqua per qualche ora, poi si appoggia in un contenitore con 2-3 cm d’acqua e si lascia che la assorba completamente senza aggiungerne altra. Una volta prosciugata tutta l’acqua la Rosa si seccherà completamente avvolgendosi nuovamente su se stessa. È necessario rispettare il ciclo della pianta non lasciandola in acqua per più di 3-4 giorni consecutivi. Si dovrà attendere almeno altri 15-20 giorni prima di rimetterla in acqua, oppure la si terrà disidratata per un lungo periodo.


La Rosa di Jerico è originaria della Terra Santa e si ritiene sia stata portata per la prima volta in Europa dai Crociati e dai pellegrini ed è accompagnata da innumerevoli leggende. La più famosa narra che la Vergine Maria, sulla strada di Nazareth si dissetò con l’acqua racchiusa nel cuore della rosa e, grata alla pianta, la rese immortale. In tutta Europa si crede che possedere la pianta porti felicità, benedizione e fortuna mentre, le donne beduine fanno il bagno dove la Rosa si apre a fiore, ne bevono l’acqua e la usano per preparare impacchi che ritengono curativi.

mercoledì 16 luglio 2014

Ibisco, il fiore simbolo dei tropici


Guardare ma non toccare. Anche se è difficile resistere. I fiori grandi e sensuali dell’ibisco sbocciano alle 10 del mattino e cadono appassiti nel pomeriggio. Per questo rappresentano l'amore e la bellezza fulminea e fugace. Sono simbolo per antonomasia dei tropici e dal 1923 dello Stato delle Hawaii, dove i turisti sono accolti con ghirlande di benvenuto e le ragazze portano questi fiori tra i capelli per suggerire il loro status sentimentale: dietro l’orecchio sinistro se sono single, dietro quello destro se sono impegnate, dietro entrambi se sono impegnate ma desiderano ugualmente un nuovo amore. Lo stesso fanno i ragazzi Polinesiani.

Originari delle zone tropicali e subtropicali del Pacifico, sull’isola di Celyon gli ibisco sono veri e propri alberi che arrivano a raggiungere i 5 m di altezza con fiori di 15 cm di diametro, tanto appariscenti da essere comunemente usati come catarifrangenti e segnali di pericolo per carichi sporgenti.

Da tanta bellezza devono essere stati colpiti i colonizzatori europei che importarono questo fiore in Europa nel Settecento per poi diffonderlo in tutto il mondo, dando il via all’ibridazione per ottenere fiori sempre più spettacolari da riservare ai giardini dei governatori e delle autorità delle Compagnie delle Indie.

Radici, foglie, petali e semi di alcune delle 300 specie sono utilizzati nell’industria farmaceutica; con le fibre ottenute dalla lavorazione della corteccia si producono tessuti, reti e carta; dai rizomi si ricavano essenze e profumi; i piccoli frutti di alcune specie sono commestibili mentre dai petali si ricava un colorante alimentare naturale e il karkadè, una tisana color rosso rubino dall’aroma fruttato, ricca di vitamina C e antiossidanti, molto di moda negli anni Trenta.


Botanica in pillole

Hibiscus rosa-sinensis
Originario delle zone tropicali e subtropicali del Pacifico, è un arbusto a foglie caduche; i fiori, semplici o doppi, rifioriscono per gran parte dell’anno; predilige posizioni soleggiate e terreni freschi e umidi, non sopporta le temperature al di sotto dei 10-12 gradi; si moltiplica per seme o per talea.

Hibiscus syriacus
È la specie più diffusa in giardini e parchi pubblici italiani, è un arbusto a foglie caduche rifiorente da luglio a ottobre nei colori bianco, rosa, viola e lilla; predilige una posizione soleggiate, sopporta bene brevi periodi di siccità e resiste al freddo; la moltiplicazione avviene per seme o per talea. Si coltiva generalmente in piena terra, come pianta singola, ad alberello o a cespuglio, o per realizzare siepi fiorite.


Hibiscus moscheutos
Originario delle zone umide e paludose degli Stati Uniti meridionali, è un'erbacea annuale dal fusto robusto che può raggiungere i 2 m; i fiori di cinque petali raggiungono facilmente i 30 cm di diametro e si aprono da luglio a settembre in senso antiorario a partire dai boccioli posti nella parte più alta del fusto; predilige posizioni di mezz’ombra e un terreno molto umido. L’ideale sarebbe coltivare questo ibisco al bordo del prato o in un angolo dell’orto. L’hibiscus moscheutos sopporta piuttosto bene il freddo: in autunno sparisce sottoterra e rispunta in tarda primavera.

lunedì 14 luglio 2014

Foglie ricamate



Dalla carta alle foglie. L’artista spagnolo Lorenzo Manuel Duràn, applica la tecnica del paper cutting alle foglie secche trasformandole in piccole opere d’arte.



Raccolte, lavate, essiccate, disegnate, intagliate e indurite con la cera: un lungo e delicatissimo procedimento che l’artista, appassionato di montagna e natura, impiega anche in favore di campagne di sensibilizzazione per la salvaguardia dell’ambiente e per la riforestazione del pianeta. 

Credits

giovedì 10 luglio 2014

Invito a cena in giardino





I fiori raccolti in giardino, qualche candela e un gioco di contrasti tra la ruvidità del tavolo da giardino consumato dal tempo e la trasparenza dei calici. Pochi semplici dettagli per trasformare una qualsiasi cena all’aperto in una serata magica e carica d’atmosfera!



Immancabili le luci, morbide e calde.

Divertente l’idea delle lampadine alogene da appendere alle travi del portico o ai rami di un albero.

Un grande classico le candele, da sistemare in vasi e bicchieri di vetro per illuminare la tavola o il vialetto che dalla casa porta alla festa in giardino.

martedì 8 luglio 2014

Ninfee giganti ai Giardini Botanici di Villa Taranto


Il Capitano Neil Mc Eacharn sta facendo ritorno a casa, in Scozia, dopo un lungo soggiorno a Venezia. Il viaggio è lungo e per ingannare il tempo il Capitano sfoglia pigramente il Times; ha già letto praticamente tutto, dalla cronaca alle rubriche e non gli restano che gli annunci e le inserzioni. Legge anche quelli: «Vendesi Villa Crocetta. Esclusiva dimora sul Lago Maggiore, 16 ettari di terreno…». Poche righe catturarono la sua attenzione e, anche se non può ancora saperlo, quelle poche righe stravolgeranno i suoi progetti per il futuro.


In quattro e quattr’otto il Capitano interrompe il suo viaggio verso casa per una deviazione a Pallanza, sul Lago Maggiore, dove trova una villa semi diroccata circondata dai resti di un giardino all’italiana invaso dalle sterpaglie e da un bosco di castagni.

È il 1930 quando Capitano Mc Eacharn mette insieme le sue due più grandi passioni, i viaggi e le piante, nell’intento di trasformare il disastrato parco di Villa Crocetta in un giardino botanico dove raccogliere piante provenienti da tutto il mondo. Discendente di una famiglia nobile scozzese, proprietario di una compagnia di navigazione e di vasti possedimenti in Australia, tra cui miniere di ferro e di carbone, il Capitano Mc Eacharn ha l’occasione e la possibilità di dedicarsi interamente al suo ambizioso progetto.


Passano cinque anni e grazie la passione botanica del Capitano Mc Eacharn, che lo porta ad avventurarsi in numerosi viaggi in giro per il mondo in cerca di piante e semi mai visti in Europa, unita all’esperienza del fidato capo giardiniere Henry Cocker, nasce uno dei più importanti giardini botanici italiani.

Il parco di Villa Taranto, battezzata così da Mc Eacharn in onore di un suo antenato nominato duca di Taranto da Napoleone, è arroccato sul promontorio tra Intra e Pallanza e racchiude 7 km di viali che attraverso boschi, parterre, serre e fontane permettono di scoprire oltre 8500 specie e varietà botaniche sapientemente integrate in un giardino che unisce l’aspetto naturale tipico dei parchi inglesi con le geometrie del giardino all’italiana.




La pianta


Accanto alle varietà botaniche tipiche dell’area del Lago Maggiore come camelie, rododendri e azalee, trovano posto numerose varietà esotiche, tra le quali la più spettacolare e curiosa è sicuramente la Victoria Cruziana. Una ninfea gigante originaria dei bacini fluviali dell’America meridionali, con foglie che arrivano a raggiungere i 2 metri di diametro e che possono sopportare addirittura il peso di un bambino. Un gigante acquatico che viene coltivato in una vasca riscaldata coperta da una serra in vetro che permette di mantenere la temperatura dell’acqua al di sopra dei 20°C. La Victoria Cruziana è una pianta a dir poco ingegnosa, le sue enormi foglie dal bordo rialzato sono sostenute da una trama di grosse nervature che, trattenendo l’aria, permettono alle foglie di galleggiare, due tagli lungo il bordo della foglia permettono all’acqua piovana di scivolare via, mentre lunghi aculei sulla pagina inferiore della foglia tengono lontani i pesci affamati. I fiori non sono da meno. Tra i più grandi e appariscenti in natura, si aprono nel tardo pomeriggio per chiudersi la mattina seguente, hanno petali bianchi il primo giorno, rosa il pomeriggio seguente e rossi la notte. La mattina del terzo giorno affondano lasciando maturare i frutti.




Il Giardino Botanico




Dove: Villa Taranto è in via Vittorio Veneto 111, Verbania-Pallanza (VB).
Quando: i Giardini Botanici sono aperti tutti i giorni da metà marzo a inizio novembre dalle 8.30 alle 18.30, festivi compresi. I mesi migliori per visitare i giardini sono aprile-giugno, per la splendida fioritura di camelie, rododendri e azalee e luglio-settembre per la fioritura del labirinto delle dalie.
I Giardini Botanici di Villa Taranto fanno inoltre parte del circuito dei Grandi Giardini Italiani - http://www.grandigiardini.it/scheda.php?id=15