venerdì 31 ottobre 2014

Parco dei Mostri di Bomarzo



Il Sacro Bosco di Bomarzo, ideato e progettato dal principe Pier Francesco Orsini detto Vicino e dall’architetto Pirro Ligorio nel 1552, è unico nel suo genere.

Si dice che il Principe, sopraffatto dal dolore per la morte prematura della moglie Giulia Farnese, si sia dedicato per 25 anni allo studio dei testi classici alla ricerca della giusta ispirazione per la sua Villa delle Meraviglie.


Così, mentre i giardini “all’italiana” dell’epoca seguono 
criteri di razionalità geometrica e prospettica con le simmetrie di aiuole, statue e fontane, il principe crea un boschetto popolato da figure fantastiche e misteriose scolpite nei massi di peperino affioranti dal terreno: draghi, animali esotici, eroi mitologici, orchi, sirene, dei, una casetta pendente… e qua e là sulle sculture fa incidere motti e iscrizioni.

Il parco è poi abbandonato all’oblio fino al 1954, epoca alla quale risalgono questi suggestivi scatti in bianco e nero, quando Giovanni Bettini, l’attuale proprietario, decide di acquistarlo, restaurarlo e aprirlo alle visite.


Il Parco dei Mostri di Bomarzo (Viterbo) fa parte del circuito Grandi Giardini Italiani ed è aperto alle visite tutti i giorni dell’anno con orario continuato dalle 8 al tramonto.

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mercoledì 29 ottobre 2014

Di che zucca sei?



Disegni geometrici, tralci di foglie, paesaggi notturni: l’intaglio della zucca è un’arte… orticola!

Ma se l’arte non fa per voi e temete di rimetterci un dito, ecco qualche idea facile e divertente per decorare la zucca di Halloween anche con l’aiuto dei più piccoli:


con le righe e con i pois


teschi e strass


di pizzo


bianco nero e oro




candy...

E tu, di che zucca sei?

lunedì 27 ottobre 2014

Halloween macabro chic



Hallloweeeeennn

Festa per bambini? No se è macabro chic.

C’è solo una regola: zero colore e niente fronzoli.




Ecco qualche idea: zucche dipinte di nero; vetro, metallo, candele e pizzi neri per la tavola; forchette, coltelli e mannaie per infilzare i cibi del buffet; mele caramellate rosso sangue e nero notte; look gotico e inviti malauguranti.

lunedì 20 ottobre 2014

Conchiglie e balene fossili in giardino



Milioni di anni fa le colline del nord astigiano erano il fondale del Mare Padano che, ritiratosi, ha lasciato un terreno sabbioso ricco di sostanza organica e sali minerali prezioso per la coltivazione della vite e del nocciolo Igp Piemonte.



A partire dall’Ottocento balene e delfini preistorici custoditi nel cuore delle colline astigiane da milioni di anni sono riaffiorati per eventi del tutto casuali, trasformando il Basso Monferrato in uno dei tre centri di studio dei cetacei fossili esistenti al mondo insieme a Toscana e North Carolina.



Il primo importante ritrovamento risale però al 1959. Durante uno scavo per la posa di una conduttura dell’acqua nel comune di Vigliano, in frazione Valmontesca, gli operai si imbattono in uno scheletro di balena di 8 metri a cui si aggiungono 2 metri tra cranio e mandibole. Ritrovamenti successivi nel 1961, nel 1970 e l’ultimo nel 2008 hanno portato alla luce ulteriori resti del cetaceo risultato strutturalmente analogo agli esemplari dell’attuale Balenottera acutorostrata. Oggi la balenottera di Vigliano, battezzata “Viglianottera”, è il più completo cetaceo fossile ritrovato sul territorio nazionale ed europeo.




Un assaggio di questo patrimonio è visitabile presso il Museo Paleontologico gestito dall’Ente Parchi e Riserve Astigiane nell’ala est di Palazzo Michelerio in corso Alfieri ad Asti. Museo che sabato scorso ha festeggiato il suo primo compleanno con un calendario ricco di eventi dai progetti artistici e didattici che hanno coinvolto studenti astigiani di tutte le età, all’esposizione di una possente mandibola di squalo di oltre 20 milioni di anni fa e all’arrivo di una nuova balena vissuta tre milioni di anni fa e rinvenuta nel 1982 in un orto di Portacomaro che va ad aggiungersi alla Viglianottera e a Tersilla, la balena rinvenuta a San Marzanotto (frazione di Asti) nel 1993, e ai delfini di Settime e Belangero.


Molti reperti fossili astigiani sono però ancora custoditi presso il Museo di Scienze Naturali di Torino in attesa di “tornare a casa”. Tra questi la balenottera di Montafia, la balena di Bagnasco (frazione di Montafia), quella di Montechiaro, il delfino di Camerano Casasco e altri cetacei rinvenuti a Cortandone, Cortazzone, Mongiglietto di Cortazzone, Vallunga di Piea, Chiusano, Schierano di Passerano, Valleandona. Altri reperti rinvenuti nella seconda metà dell’Ottocento a Mombercelli, Penango, Tonco, Montiglio, Albugnano e San Damiano sono invece di proprietà dell’Università.

E potrebbero riaffiorarne molti altri come fanno presagire i numerosi ritrovamenti di conchiglie in orti e giardini, anche nel mio!





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