mercoledì 26 novembre 2014

Tulipani, è ora di interrare i bulbi del Sultano


È ora di interrare i bulbi di tulipano che coloreranno i balconi e i giardini di primavera con i loro fiori dall’aspetto un po’  naïf, ma tutt’altro che innocente: dalle colline ai piedi dell’Himalaya hanno conquistato il sultano Solimano il Magnifico per poi procedere verso il nord Europa, dove hanno ammaliato re, dame, scrittori e avari commercianti, causando il primo crack finanziario della storia del capitalismo. 

Nel XVI secolo l’Impero ottomano si era spinto fino ai confini dell’Asia Minore e tra le tante mercanzie provenienti dai nuovi possedimenti del regno, arrivano sotto il naso del sultano anche dei bulbi di tulipano. Il sultano, conquistato da questi semplici e coloratissimi fiori, ne fa piantare ovunque e finanzia la creazione di nuove varietà. Mentre in Turchia i tulipani sbocciano non solo nei giardini, ma anche su arazzi, tappeti e maioliche, i primi bulbi raggiungono l’Olanda, che ben presto ne diventa il primo produttore mondiale.

Considerati una merce di lusso, non solo per la valenza decorativa, ma anche per le qualità gastronomiche, i prezzi dei tulipani aumentano vertiginosamente, gonfiando le tasche di mercanti veneziani e olandesi e causando, nella prima metà del Seicento, lo scoppio della prima bolla speculativa.

Dopo quasi quattro secoli la città di Istanbul nel mese di aprile regala a cittadini e turisti una fioritura di 12 milioni di tulipani e l’Olanda ha fatto dei sui campi per la produzione di fiori e bulbi destinati al mercato internazionale un’importante attrazione turistica, insieme all’Amsterdam Tulip Museum che ne ripercorre la storia.

Il Tulipano (Tulipa, dal turco “tulbend”=”turbante”) comprende oltre 100 specie di piante bulbose perenni con un’altezza che può variare dai 15 ai 30-40 cm e fiori a forma di coppa o di campana, formati da sei petali appuntiti, lisci o sfrangiati, dai colori più disparati, a tinta unita o variegati.

Predilige un terreno ricco, fresco, ben drenato, una posizione soleggiata e frequenti annaffiature. A primavera, dopo la fioritura, vanno tolti i fiori appassiti, mentre vanno lasciati il fusto e le foglie, che continueranno a fornire nutrimento al bulbo. Al termine del ciclo vegetativo i bulbi possono essere tolti dal terreno e conservati in scatole o sacchetti di carta in un luogo fresco e asciutto e ripiantati in autunno a circa 10-15 cm di profondità e a 8-10 cm l’uno dall’altro.

lunedì 24 novembre 2014

Natural Recall: arte, uomo e natura




Fino al 31 dicembre la Serra dei Giardini a Venezia ospita la mostra Natural Recall – le affinità elettive tra l’uomo e la natura. 42 opere di graphic designer, artisti e poeti visivi provenienti da tutto il mondo, raccontano le relazioni che uniscono l’universo umano alle piante, agli alberi e ai fiori.
Natural Recall è anche un progetto di comunicazione no-profit internazionale organizzato da co.me e GTower.

via Giuseppe Garibaldi 1254
Venezia, Castello
da martedì a domenica dalle 10 alle 20
ingresso gratuito

Credits
Maxime Morin Nimro
Anna Pirolli
Lyli Metzker

venerdì 21 novembre 2014

Euonymus, bacche come gioielli



Il suo legno ha un delicato profumo di mela, fusto e rami hanno una scorza rossiccia; le foglie sono opposte, ovate o lanceolate, appuntite all’apice; i fiori poco appariscenti sono seguiti da frutti caratterizzati da capsule composte da 4 lobi marcati, prima verdi poi fucsia, lucide, del diametro di 1,5 cm che, aprendosi, mostrano 4 semi arancioni.


È l’Euonymus europaeus, o “berretto del cardinale”, un arbusto deciduo diffuso in tutta Italia dal livello del mare fino agli 800 m di quota nei boschi di latifoglie un po’ insignificante per gran parte dell’anno, in autunno inoltrato le sue foglie leggere virano dall’oro al rosso e le numerose bacche illuminano siepi e giardini con lampi di colore. 


Una pianta autoctona europea piuttosto rustica, che meriterebbe di essere riscoperta un po’ per il piacere di rifugiarsi in un giardino che sia davvero un angolo di natura, per godersi lo spettacolo di tordi, merli e pettirossi ghiotti delle sue sugose bacche e perché non necessita di cure e manutenzioni dispendiose. Si adatta bene sia alle rigide temperature invernali (fino -20°C) sia il caldo. Predilige un’esposizione in pieno sole o di mezz’ombra e suoli neutri o alcalini, ma sopporta bene anche terreni poveri o argillosi e il salmastro. Si moltiplicano per seme a gennaio, per talea semi-legnosa o per innesto a fine estate. Un po’ d’acqua subito dopo l’impianto e poi, abituato com’è alla vita selvatica dei boschi, se la caverà anche senza di voi.

mercoledì 19 novembre 2014

Passeggiar per boschi su Blossom zine Winter



A pagina 78 e 79 parlo del piacere di passeggiate nel bosco, Leucojum vernum, i campanellini simili a bucaneve che crescono spontanei in alcune radure esposte a nord, e dello Shinrin-yoku ovvero “assumere l’atmosfera della foresta” o “fare il bagno di foresta”. Una pratica terapeutica antichissima che insegna a lasciare entrare la natura nel nostro corpo attraverso tutti i cinque sensi a beneficio della pressione sanguigna, della frequenza cardiaca, del buonumore e dell’armonia.

Quest’inverno allora dedichiamoci a noi, stacchiamo dalla quotidiana routine e prendiamoci un po’ di tempo per perderci nell’aria frizzante e lasciamoci trasportare dalla curiosità di inseguire un viottolo di campagna spinti dai profumi e dai rumori del verde: può diventare una piacevole scoperta!


Leggi l’articolo e moltissimo altro su Blossom zine, il magazine digitale dedicato al verde in tutte sue sfumature che a ogni cambio di stagione racconta cosa succede nel mondo del giardinaggio, del design, della cucina, della fotografia, attraverso gli occhi e le penne dei suoi collaboratori sparsi in tutto il mondo!



Clicca qui e scarica il magazine, è gratis!!! 
Potrai leggerlo su pc, tablet e smartphone dove vuoi e quando vuoi.

lunedì 17 novembre 2014

mercoledì 12 novembre 2014

La salvia che profuma di ananas


Il suo nome scientifico, Salvia rutilans, deriva dal latino e significa “salute dai bagliori rossi” per via delle proprietà antisettiche, antispasmodiche e diuretiche proprie della salvia e dei fiori dal colore rosso scarlatto di questa particolare varietà più comunemente conosciuta come salvia ananas per l’intenso aroma di ananas che sprigionano le foglie se stropicciate.

La salvia ananas è un’erbacea perenne suffruticosa appartenente al genere delle Lamiaceae originaria delle foreste di Messico e Guatemala dove forma cespugli vigorosi che possono raggiungere i 120-150 cm di altezza e i 90-100 cm di larghezza che in piena fioritura sono molto apprezzati da bombi, falene e colibrì.

La salvia ananas rientra nel club delle erbe aromatiche “insolite” must have della nuova moda dell’orto domestico e della riscoperta delle erbe in cucina e a scopo ornamentale. Perfetta per un giardino delle erbe aromatiche o per una mini collezione di salvie: officinalis (la più diffusa e immancabile in cucina), purpurea (dalle foglie viola-rossicce), lacterina (dalle foglie screziate in due tonalità di verde: chiaro sui margini, scuro nella parte centrale), crispa (dalle foglie arricciate), tricolor (dalle foglie screziate di verde, bianco e carminio), lavandulifolia (con foglie grigio-verdi, minute e lineare  simili a quelle della lavanda e fiori lilla-mauve)… 


Le sue foglie, grandi, lanceolate, di un bel verde brillante, possono essere usate fresche per guarnire cocktail e macedonie, per accompagnare pesce grigliato e carni bianche e persino per il gelato gusto “salvia” oppure essiccate come profuma-biancheria. I fiori, tubolari, raccolti in spighe, si usano in risotti, insalate e per la decorazione dei piatti. Sbocciano a fine estate e persistono fino all'autunno inoltrato. 

La salvia ananas, come tutte le erbe aromatiche, vuole pieno sole e un terreno asciutto e ben drenato. Non tollera l’umidità e per questo va annaffiata solo nei periodi più siccitosi aspettando che il terreno asciughi completamente tra una volta e l’altra. 

È una pianta tropicale ma allo stesso tempo semi-rustica e può essere coltivata facilmente anche alle nostre latitudini. Se coltivata in piena terra, con le gelate invernali muore la parte aerea ma, proteggendo l’apparato radicale con una buona pacciamatura di foglie secche o paglia, rigermoglierà a primavera. In questo caso è preferibile non tagliare i fusti in autunno ma attendere la primavera successiva per eliminare la vegetazione danneggiata dal freddo. 

In alternativa, la salvia ananas può essere coltivata in vaso e ritirata in un luogo fresco e luminoso, come un garage o una veranda, dove la temperatura non scende sotto i 5°C.