mercoledì 24 dicembre 2014

Auguriii!!!


Ultimissime dall’orto se ne va in vacanza e torna nel 2015!

*Questa e altre cartoline di Natale sulla bacheca Pinterest

martedì 23 dicembre 2014

Abete e Co, i protagonisti verdi delle feste


Abete, agrifoglio, pungitopo... sono i protagonisti verdi delle feste, ma anche piante ricche di storia e di fascino perché grazie a loro il giardino è vivo anche in pieno inverno.


L’albero che tradizionalmente decoriamo per le feste natalizie è l’abete rosso o peccio, conosciuto anche come “l’albero che canta”, perché dal pregiato legno di alcuni suoi esemplari nascono violini, arpe e pianoforti; cresce piuttosto in fretta e rientra tra gli alberi più longevi del pianeta. I Celti lo consideravano simbolo della vita, dell’immortalità e della benevolenza divina e lo associavano alle feste del solstizio d’inverno, quando il lento allungarsi delle giornate segna il risveglio della natura. I primi alberi di Natale, decorati con mele, bacche, nastri e fiori di carta, compaiono nelle piazze delle città dell’Europa nord-orientale agli inizi del 1500 per poi diffondersi in tutta Europa a partire dalla prima metà dell’Ottocento. Inizialmente condannato dalla Chiesa che lo ritiene un simbolo pagano, l’albero di Natale arriva a San Pietro solo nella seconda metà del XX secolo ed entra a far parte della tradizione cattolica come simbolo della vita eterna.


Dopo l’abete, l’agrifoglio è la pianta natalizia più popolare e augurio di felicità. In Irlanda le famiglie più povere raccoglievano l’agrifoglio selvatico per addobbare la casa durante il periodo natalizio per la vivacità delle sue bacche rosse in contrasto con le foglie scure, ma anche per il suo aspetto: le sue foglie intrecciate richiamano la corona di spine di Gesù mentre le bacche ricordano il sangue.


Il pungitopo è augurio di protezione, fortuna e denaro. I romani consideravano le bacche rosse simbolo di ricchezza e usavano piantare il pungitopo vicino alle case come talismano, nella convinzione che le sue spine tenessero alla larga i malefici. Decisamente più concreta l’antica abitudine contadina che dà il nome alla pianta di usare i suoi rami intrecciati per difendere le provviste dai topi.


Augurio di ricchezza d’animo e materiale arriva dagli agrumi spesso utilizzati per ghirlande e decorazioni.

Più recenti le decorazioni natalizie che usano foglie della Palma di San Pietro, datteri e rami di ulivo a ricordare il viaggio di Maria e Giuseppe a Betlemme.


*Queste e altre cartoline di Natale sulla Board Pinterest

lunedì 22 dicembre 2014

Stella di Natale, messicana che fiorisce al buio


La stella di Natale (Euphorbia pulcherrima) è un arbusto di origine messicana che in natura può superare i 3 m di altezza, i suoi petali sono in realtà “false foglie” rosse, bianche, rosa o screziate e per fiorire ha bisogno di molte ore di buio. Non a caso è protagonista di tante antiche leggende.

La tradizione messicana narra di una pastorella che non avendo nulla da donare a Gesù raccoglie un fascio di erbe fuori dalla chiesa, le posa in dono vicino all’altare e queste si ricoprono di tante stelline rosse. Leggende ancora più antiche del centro e sud Americano collegano il fiore alla sfortunata vicenda di una dea morta per amore.

Amore e passione ritornano anche nei nomi comuni di questa pianta: “étoile d’amour” per i francesi, che la regalano in occasione festa della mamma, e “hoja encendida” (foglia infuocata) per i messicani, che la considerano simbolo di passione. Poinsettia è invece il primo nome con cui la battezzarono gli americani, in onore dell’ambasciatore Poinsett che, arrivato in Messico rimane affascinato dalle colline ricoperte da questi arbusti dai quali gli indigeni raccolgono le foglie rosse per tingere i tessuti e la linfa velenosa come insetticida.

L’Euphorbia pulcherrima è una pianta tropicale e per conservarla a lungo è bene ricordarsi questa sua origine annaffiandola solo quando il terreno è completamente asciutto, evitando con cura i ristagni idrici, che le sarebbero fatali, e facendo attenzione a non bagnare le foglie.

In inverno va tenuta in casa in una stanza arieggiata e luminosa, ma non alla luce diretta del sole e lontana dai caloriferi.

Ottenere una seconda fioritura il Natale seguente non è facilissimo ma si può provare facendo così: una volta cadute le foglie rosse, a fine febbraio, si accorciano i rami sfioriti a 10 cm dal terreno, si trasferisce in una zona ombreggiata all’aperto in estate, continuando ad eliminare le foglie appassite e mantenendo il terreno fresco ma non zuppo, si concima e si attende fiduciosi l’aprirsi delle foglie rosse a fine mese. Un “trucco” in più per far rifiorire la stella di Natale e di trasferirla, da ottobre a novembre, dal tardo pomeriggio alla mattina seguente, in un locale completamente buio.


domenica 21 dicembre 2014

Frutta glitterata per la tavola delle feste




L’orto delle feste?
Si ritrova a tavola glitterato e scintillante tra alzatine e segnaposto.


Mele, pere, ananas… l’importante è che sia 24 carati!





Per non sprecare niente si usano frutta a buccia e polveri e spray commestibili.

venerdì 19 dicembre 2014

Il Cipresso di San Francesco su Giardino Antico


Il giardino a Natale, tantissime idee a cui ispirarsi in vista della bella stagione e l’appuntamento con la storia di un altro patriarca verde: Giardino Antico 36 dicembre/gennaio è in edicola!

A pagina 91 la mia rubrica, l’Albero Maestro, è dedicata al Cipresso di San Francesco, secolare sentinella del convento di Santa Croce a Villa Verucchio (Rimini).

La leggenda vuole che il Santo, di ritorno dalla Valmarecchia si sia fermato nei pressi dell’attuale convento di Santa Croce dove all’epoca sorgeva un dormitorio per viandanti. In questi boschi, durante una camminata la veste del Santo si impiglia in un ramo, che Francesco raccoglie e , battendolo a terra, fa sgorgare tre fonti di acqua termale tutt’ora esistenti. Arrivato al dormitorio decide di bruciare il bastone, che però non prende fuoco. Lo pianta allora nel terreno e questo germoglia.


Realtà o leggenda sorprende che i botanici concordino nell’affermare che il cipresso abbia almeno 700 anni.

Un gigante che dopo aver superato innumerevoli temporali, l’assalto delle truppe napoleoniche e la perdita della cima, gode ancora di ottima salute grazie anche a un sistema di puntelli e tiranti che lo aiutano a sostenere la sua ragguardevole mole: 25 m di altezza e una circonferenza di 530 cm alla base che raggiunge i 730 cm all’altezza dei primi rami.


Foto Cipresso - Francesca Rambaldi

mercoledì 17 dicembre 2014

Nandina bacche rosse per Natale


La Nandina, conosciuta anche come bambù sacro o bambù del Paradiso, è un piccolo arbusto dai rami sottili e flessibili e dalle foglie lanceolate che le conferiscono un’allure di leggerezza che ricorda, appunto, il bambù.



Cresce lentamente, ma imperterrita, senza bisogno di grandi cure e accortezze e cambia faccia a ogni stagione. Le foglie sottilissime, che rinnova senza spogliarsi mai del tutto, virano al rosa in primavera, sono verde brillante in estate e rosso-porpora in autunno. I fiori, bianchi e piccolissimi, sono riuniti in pannocchie, compaiono durante tutto il periodo estivo e, in autunno, si trasformano in lucide bacche rosso-porpora, che regalano una nota di colore da novembre a febbraio.

Come la maggior parte delle piante esotiche, anche la Nandina, originaria dell’India, della Cina centrale e del Giappone, approda in Europa al seguito di un botanico cacciatore di piante. È il 1804 quando lo studioso inglese William Kerr intuisce che questo piccolo arbusto, da secoli coltivato vicino ai templi come pianta sacra e augurale, avrà successo nel vecchio continente. Arrivata a Londra il nome giapponese nan-den viene latinizzato in Nandina e la sua diffusione, inizialmente limitata ai giardini delle ville nobiliari, conosce un vero e proprio boom negli ultimi decenni.

La Nandina può essere facilmente coltivata in giardino o sul balcone, in piena terra, o in vaso: le sue dimensioni non superano i 150 cm di altezza e i 90 cm di diametro, ancora più compatta e “gestibile” la Nandina domestica “Pygmaea” che non supera i 60 cm di altezza e i 70 cm di diametro.

Predilige un’esposizione in pieno sole e un terreno fresco, permeabile e ben drenato. Non vuole essere potata, patisce i ristagni idrici e le temperature troppo rigide, ma sopporta senza problemi qualche grado sotto lo zero. Si può provare a moltiplicare la Nandina per seme o per talea ma non è facile e occorre attendere anni per ottenere dei nuovi esemplari di una certa grandezza. Al contrario, se la pianta è ben ambientata, con la giusta esposizione e umidità, non è raro che si moltiplichi spontaneamente per seme.