venerdì 27 febbraio 2015

Prêt à-Papier gioielli



Design ecologico e divertente, un materiale insolito e allo stesso tempo versatile per spessore, consistenza della grammatura, texture e colori. La carta unita a una manualità artigiana affinata in tanti anni di fai-da-te dà vita a insoliti gioielli.




A realizzarli Franca Bombaci e Susanna Scafuri: «Dopo anni di lavoro nell’editoria hanno iniziato a guardare la carta con occhi diversi…» Nel 2013 nasce così il marchio Prêt à-Papier firma di progetti personalizzati e allestimenti per eventi.

mercoledì 25 febbraio 2015

Ninfee alle sfilate parigine



Sulle passerelle parigine hanno sfilato rose, gigli, peonie e tulipani. Grafici, ricamati, minimalisti.

Elie Saab, stilista libanese che nel 1982, non ancora ventenne, lancia il suo marchio affermandosi come uno degli stilisti più “interessanti” per l’intransigente Vogue, ha fatto di più: le sue ninfee di voile e chiffon galleggiano sugli abiti della linea Haute Couture Spring/Summer 2015 come fossero a pelo d’acqua.

Credits

lunedì 23 febbraio 2015

Tatuaggi botanici




Voglia di primavera, voglia di tattoo!!!



Fiori, bacche, uccelli, semi e insetti… dettagli botanici e naturalistici: il corpo come un erbario.





venerdì 20 febbraio 2015

Il cibo nell'arte dal '600 a Warhol




Ispirandosi al tema dell’Expo “Nutrire il Pianeta. Energia per la Vita”, palazzo Martinengo (Brescia) racconta il cibo nella pittura dal Seicento al Novecento.

Dal Mangiatore di fagioli con la famiglia di Vincenzo Campi alla Composizione di frutta con statua classica di De Chirico fino alle Zuppe Campbell’s di Andy Warhol: 100 dipinti tra mercati, dispense e cucine, frutti e crostacei, tavole imbandite, vini e dolci, per dimostrare quanto sia forte il legame tra cibo e arti figurative.





La mostra intitolata “Il cibo nell’arte. Capolavori dei grandi maestri dal ‘600 a Warhol” è visitabile fino al 14 giugno a Palazzo Martinengo (Brescia) dal mercoledì al venerdì dalle 9 alle 18; sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 20.




Dall’alto in basso:
Tavolo con angurie, Emilio Longoni
Mangiatore di fagioli con la famiglia, Vincenzo Campi
Campbell’s Soup, Andy Warhol
Ciotola di ceramica con ciliegie, Luciano Ventrone
Alzata con fichi, susine, pesche e meloni, Giovanni Stanchi
Cesto di frutta su tappeto, Fancesco Nicoletti detto Il Maltese
Late Summer, David LaChapelle
Chiquita Banana, Mel Ramos
Piatto con pesche, Ambrogio Figino
Composizione di frutta con statua classica, Giorgio De Chirico

Credits

mercoledì 18 febbraio 2015

Il cachi dello scienziato Edoardo Perroncito su Giardino Antico


È in edicola Giardino Antico 37 e a pagina 91 torna puntuale l’appuntamento con la mia rubrica l’Albero Maestro: non il solito gigante verde che ci si aspetterebbe, ma un albero che arriva da lontano, che racconta le peculiarità del gusto dei giardini del primo dopoguerra e, soprattutto, che ha condiviso la sua dimora con Edoardo Perroncito, illustre scienziato astigiano a cui si deve il rimedio per una grave patologia che colpiva gli operai della galleria San Gottardo.

Questo speciale Albero Maestro è un cachi o kaki (Diospyros kaki dal greco “diós” e “pyrós” ovvero “frutto degli dei”), una delle più antiche piante da frutta coltivate dall'uomo. Originario della Cina centro-meridionale, arriva in Inghilterra nel 1796 sulla nave del direttore inglese del Giardino Botanico di Calcutta; da qui si diffonde lentamente nel resto d’Europa e in America a partire dalla seconda metà dell’Ottocento. Il primo esemplare di cachi fu piantato in Italia nel 1871 nel Giardino di Boboli a Firenze, ma la sua diffusione a più ampio raggio si registra nell’immediato primo dopoguerra arrivando anche nel giardino di Edoardo Perroncito, all’epoca riconoscibile per la sua “esoticità”.


Arroccato su una collina del nord astigiano, tra cascinali e cortili attrezzati al lavoro contadino dove fiorivano solo pochi vasi di gerani e petunie in estate, fiori da taglio vicino all’orto e qualche cespuglio di rosa, il giardino del dottore era una rarità già per il semplice fatto di essere un giardino, con un alto muro di cinta che si affaccia sulla piazza del paese e dal quale si intravedo, insieme al cachi, le fronde delle palme di San Pietro presenti all’epoca solo nelle “ville” delle famiglie benestanti e nella corte del castello.


Edoardo Perroncito
Edoardo Perroncito (Viale 1847, Pavia 1936)fu medico veterinario, patologo e parassitologo. Ultimati gli studi secondari ad Asti, vince un concorso per un posto gratuito alla Regia Scuola Superiore di Medicina Veterinaria di Torino e si laurea ad appena 20 anni. Da subito si impegna nella ricerca e nel 1880 raggiunge il suo traguardo più importante, quello che lo consacra a scienziato di fama internazionale e a benemerito dell’umanità: trova il rimedio per combattere una grave patologia parassitaria (l’Anchilostomiasi) che falcidiava i minatori con gravi anemie. Allo stesso tempo non dimenticò mai il suo paese natale come testimoniano le numerose foto che lo ritraggono in visita e il suo impegno in campo sociale negli anni in cui ricopre l’incarico di sindaco e di podestà.