martedì 23 febbraio 2016

Chiostro di San Giovanni degli Eremiti a Palermo


Quando un giardino appare lussureggiante anche in bianco e nero, allora è un vero capolavoro. Tolto il colore, rimangono le prospettive e la composizione delle diverse forme e altezze, siano esse piante o elementi architettonici preesistenti.

Nel centro storico di Palermo, il giardino della chiesa di San Giovanni degli Eremiti, eretta in epoca normanna secondo modelli architettonici islamici, ne è un esempio.

Oltre al chiostro a pianta rettangolare, delimitato da archi a sesto acuto su colonnine binate, si riconosce un giardino informale, dove si mescolano palme, essenze esotiche e mediterranee, come agrumi, nespoli, allori e ulivi.

La recente gestione del giardino con l’introduzione di erbe aromatiche ha fatto però storcere più di un naso in nome di una scarsa conoscenza della storia del giardino che troppo spesso porta a sovrapporre a ogni costo l’Hortus conclusus al giardino dei semplici.

L’Hortus conclusus, nasce a seguito della caduta dell’Impero Romano d’Occidente e permane fino al Rinascimento. L’instabilità politica caratteristica del medioevo, e la necessità di rinchiudersi entro le mura di castelli e monasteri, si riflette anche nel giardino che, in quest’epoca, è delimitato da alte mura alle quali si associano forti valenze simboliche di isolamento dal mondo e di ritorno a una natura paradisiaca.

L’orto o giardino dei semplici (Hortus simplicium) si ritrova quasi sempre all’interno di alte mura, ma indica il tipo di destinazione delle piante coltivate: erbe medicinali per la cura degli ammalati, alle quali i monaci accostavano piante utili per la vita nel monastero e fiori da taglio per la decorazione degli altari.

Quale fosse l'impianto originario del giardino non è così scontato, ma un vero intervento di ristrutturazione, supportato da studi storici, di certo lo merita, e lo meritano i tanti visitatori a cui è rimasto nel cuore.

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