martedì 19 aprile 2016

Iris barbata, il simbolo di Firenze arrivato dall'Africa


La storia della nomenclatura delle piante è disseminata di pasticci. Accade così di scoprire che il giglio di Firenze non è un giglio, ma un’Iris barbata.

Nel 1147 Luigi VII sceglie questo fiore, già simbolo della città, come stemma di Francia. Da quel momento, l’Iris diventa la fleur de Louis e poi fleur de lys, fiore del giglio.

Il nome scientifico, invece, ne descrive le caratteristiche principali: la varietà cromatica (Iris era dea greca dell’arcobaleno) e la presenza di una morbida peluria sui tepali inferiori, la “barba”.


Al genere Iris appartengono più di 300 specie di piante bulbose o rizomatose e migliaia di varietà, tutte diverse per altezza (da 10 a 150 cm) e portamento. Le barbate sono sicuramente le più amate e diffuse nei giardini.

Arrivate in Italia dalle coste settentrionali dell’Africa, ottengono il loro massimo successo nel Rinascimento, diffondendosi prima in Francia, al seguito di Caterina de Medici, sposa di Enrico II, e poi nei giardini di tutta Europa, complici la bellezza dei fiori e le proprietà cosmetiche delle radici.

Ma resta Firenze la loro città. Qui ha sede la Società Italiana dell’Iris e sempre qui, dal 1955, nel Giardino dell’Iris al Piazzale Michelangelo, si svolge il Concorso Internazionale dell’Iris, dove ibridatori di tutto il mondo presentano le loro varietà per aggiudicarsi il prestigioso Fiorino d'oro e altri ambiti premi, tra cui uno speciale riconoscimento per l’Iris di colore rosso che più si avvicina a quella raffigurata sul gonfalone della Città.



Coltivarle è facilissimo: a inizio primavera o a fine estate si interrano superficialmente i rizomi, in piano sole, e si annaffiano solo in caso di estati particolarmente calde e siccitose. Ogni 3-4 anni, per garantire la salute delle piante e un’abbondante fioritura, si estraggono tutti i rizomi dal terreno (che nel frattempo si saranno ingrossati e moltiplicati), si accorciano le foglie a 8-10 cm e si ripiantano a 25-30 centimetri l’uno dall’altro.

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