giovedì 14 aprile 2016

Pasta al pesto di tarassaco, pinoli e mandorle


Tarassaco (Taraxacum officinale), Dente di leone, Soffione, Piscialetto, Cicoria matta, Ingrassaporci… la fantasia popolare si è scatenata con quest’erba spontanea che punteggia di giallo prati, giardini e fossati dalla primavera al tardo autunno, in tutta Italia, fino ai 2000 m. Piace alla api e ai bambini, che si divertono a raccoglierne fiori e a soffiare forte sui globi bianchi e piumosi (l’infruttescenza), facendo volare via i semi.

Stranamente il tarassaco non risulta conosciuto nell’antichità, ma inizia a diffondersi a partire dal XVI secolo quando un farmacista tedesco riscontra in quest’erba proprietà diuretiche e depurative. Da allora la sua fama è un crescendo, tanto che si inizia a parlare di tarassacoterapia per indicare le cure a base di tarassaco.


E in cucina?
Si usano foglie e fiori, per insalate, frittate, zuppe, risotti, infusi, decotti e tisane. Con i petali di tarassaco, acqua, zucchero e succo di limone, si prepara uno sciroppo simile al miele, mentre in alcune regioni d’Italia si usa conservare i boccioli sott’olio o sott’aceto, da consumare come i capperi.

Oppure si prepara un pesto con foglie fresche, pinoli e mandorle (che aiutano a smorzare il gusto amaro tipico del tarassaco) per condire gli spaghetti, così:

Ingredienti:
15 foglie di tarassaco
20 g di pinoli
20 g di mandorle
Parmigiano
olio extravergine di oliva
sale grosso
un goccio d’acqua

Buon appetito!

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