martedì 24 maggio 2016

L'orto di Nelson Mandela nel lungo cammino verso la libertà



Fin dall’inizio della mia detenzione a Robben Island avevo chiesto alla direzione il permesso di coltivare un piccolo orto in cortile, ma per anni me l’avevano rifiutato senza addurre nessuna spiegazione. Alla fine, però, la direzione cedette, e ci permise di coltivare un pezzetto di terra vicino al muro di cinta.
La terra era arida e sassosa, perché il cortile era stato costruito su un terreno di risulta, quindi dovetti liberarla dalle pietre prima di poter iniziare a coltivare. I miei compagni mi prendevano in giro dicendo che avevo la vocazione del minatore, perché lavoravo tutto il girono alla cava e dedicavo il tempo libero a scavare in cortile.
Le autorità mi fornirono i semi. All’inizio piantai pomodori, peperoncini e cipolle, tutte piante che non richiedono terreno molto fertile e cure costanti. I primi raccolti furono scarsi ma ben presto aumentarono, e le autorità non si pentirono d’avermi dato il permesso di coltivare l’orto, perché spesso offrivo ai guardiani squisiti pomodori e cipolle.

[...]L’orto era una delle poche cose che in carcere era possibile controllare. Piantare un seme, vederlo crescere e raccoglierne i frutti era una cosa che dava una soddisfazione semplice ma durevole. La sensazione di essere custode di quel piccolo pezzo di terra mi dava un lieve sentore di libertà*.


Spesso si prova più piacere nel fare un regalo che nel riceverlo. Con le piante è la stessa cosa. Interri un seme, annaffi un germoglio, liberi una piantina dalle erbacce e diventi partecipe di un progetto di crescita, guardi al futuro. Nelson Mandela, primo presidente Sudafricano dopo la sconfitta dell’apartheid e premio Nobel per la pace nel 1993, lo aveva capito per primo, durante i suoi 27 anni di prigionia, prendendosi cura delle aiuole del carcere di Robber Island* e poi coltivando pomodori e altri piccoli ortaggi in fusti di metallo sul tetto del carcere di massima sicurezza di Pollsmoor.

Coltivare un orto significa coltivare un po’ anche se stessi, per questo oggi i programmi di orticoltura e giardinaggio nelle carceri non sono più una novità. A costi ridotti per la struttura, permettono ai detenuti di impiegare in modo proficuo il loro tempo, producendo valore e imparando un mestiere, e contribuiscono a ridurre sensibilmente la recidività: l’esempio più riuscito è quello dell’Insight Garden Program (IGP) attivato nel 2002 all’interno del carcere di San Quintino (San Francisco), con una contrazione del tasso di recidiva dal 55% al 10%.


*Lungo cammino verso la libertà - Autobiografia, Nelson Mandela, Feltrinelli, Milano, 1995, p.455
*Nel 1999 la prigione di Robben Island è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO e adibita a museo.

Immagini via Pinterest

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