martedì 17 maggio 2016

Roseto della Sorpresa - Giardino Storico di Interesse Botanico sulle colline astigiane



Accade talvolta, e in modo del tutto casuale, di imbattersi in luoghi pazzeschi (e troppo poco conosciuti), scrigni di storia e paesaggio, in cui si intrecciano passioni personali, racconti di viaggio, amicizie ed esperienze professionali.
In uno di questi luoghi sono capitata domenica, sulla scia di uno dei tanti comunicato stampa che arrivano alle caselle di posta della redazione del giornale locale con cui collaboro.

Un cascinale dell’Ottocento circondato da 14 mila metri di terreno, acquistato come buen retiro di campagna, diventa la “scusa” per dare libero sfogo a una sfrenata passione giardiniera che, nell’arco di trent’anni, ha trasformato la parte alta del giardino nel Roseto della Sorpresa, oggi inserito nell’elenco dei Giardini storici di interesse botanico della Regione Piemonte e sostenuto dall’Associazione Amici del Roseto della Sorpresa.


Un centinaio di specie botaniche (delle 150-160 classificate dagli studiosi) e circa quattrocento vecchie rose da giardino, con particolare riguardo alle europee: galliche, alba, damascene, e centifoliae. Quasi tutte le sopravvissute di queste ultime (tra cui quelle già note nel mondo greco-latino, quelle medievali e quelle ottenute dai rosaisti del Settecento e del primo Ottocento, anche molto rare), insieme a un buon numero di rose borboniane, noisette, e ibride perpetue che hanno accompagnato i fasti dell'era vittoriana e del secondo impero sino all’avvento delle rose moderne.


Il padrone di casa, Piero Amerio, Docteur de recherche all'Université de Paris, professore emerito di psicologia sociale all'Università di Torino, nonché studioso di rilevanza internazionale, vestito di tutto punto con cappello, bastone, guanti e cesoie, accompagna personalmente amici e visitatori alla scoperta di quello che definisce una “follia botanica”. Nel perfetto clima conviviale che i giardini creati in armonia con l’ambiente naturale circostante sanno infondere, Piero snocciola racconti e curiosità sulla provenienza e la diffusione delle sue rose, sull’ibridatore che le ha create, sulle evoluzioni del giardino e sui progetti futuri, suggeriti dal vagabondare su e giù da una terrazza all’altra lungo il crinale della collina.
Le forbici servono per sacrificare qualche corolla, prossima alla sfioritura, da far annusare al serpentone di giardinieri che lo segue con l’occhio attento e l’orecchio proteso.




Il Roseto della Sorpesa, aperto alle visite su appuntamento da inizio maggio a metà giugno, da tre anni, in collaborazione con la Galleria Moitre, ospita il progetto curato da Viola Invernizzi “Innaturalia”: mostra e residenza artistica che invita giovani artisti dell’Accademia Albertina di Torino a risiedere nel giardino per una settimana e a lavorare sul roseto, sulla tradizione artistica e popolare del territorio e sul rapporto con il paesaggio locale.

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