martedì 30 agosto 2016

Dalle miniere di Saint Marcel al Lago di Layet


Di ritorno dal viaggio in Euskadi Cantabria e Asturie, sono partita ancora, ma per una vacanza completamente diversa in cui ho respirato a pieni polmoni l’aria di casa, tra ricordi d’infanzia, prove di avventura e pezzetti di storia restituiti alla comunità grazie a nuovi percorsi di visita.

Ho trovato la nostra pergola d’uva un po’ selvaggia, ma carica di grappoli (grazie Danilo, che continui a prendertene cura al posto di ci non c’è più!), e una nuova casetta del latte vicino al parco giochi, dove tutte le mattine un allevatore locale fa il pieno di “oro bianco” appena munto… buonissimo!!! E la storica locanda del diavolo, tra i pascoli dell’ultima frazione, spostata di ben due numeri civici.

 
Ma la vera sferzata di novità è arrivata in cima alla montagna che sovrasta il paese con l’inaugurazione di un percorso di visita alle storiche miniere di ferro di Saint Marcel: un sito unico nel suo genere che finalmente si è deciso di valorizzare. Se passate di lì, andate a ficcanasare, e poi, già che ci siete, proseguite fino al Lago di Layet, a quota 2229 m.slm. Seguendo la poderale che costeggia il sito minerario, in due ore di cammino tra malghe, pascoli e scorpacciate di lamponi si arriva al lago di acqua verde, di fiori, di pesci e di conchiglie.

sabato 27 agosto 2016

Picos de Europa - escursione al rifugio Vega de Ario



La seconda tappa del viaggio in Euskadi, Cantabria e Asturie mi ha portata alla mia prima notte in rifugio. Una mia idea, di cui mi sono nell’ordine: esaltata (mentre ci arrampicavamo con l’auto tra i pascoli della valle di Covedonga), pentita (dopo la spiazzante scoperta di un rifugio senz’acqua), congratulata (ripensando al tramonto visto da lassù e al romanticismo del cielo stellato interrotto dal respiro pesante di una mucca curiosa). 



Partiamo avvolti dalla nebbia alle cinque e mezza di pomeriggio dai laghi di Covedonga. Arriviamo che un po’ già ci davano per spersi. La doccia è una sfida. La cena di Pedro mi conforta. Ci arrampichiamo ancora, sopra le nuvole, più in alto del sole, l’oceano all’orizzonte. La notte affollata. 
 


La mattina scendiamo finalmente col sole e penso seriamente che la montagna la guarderò solo più in cartolina. Ma poi arriviamo a Oviedo, mi riapproprio della mia pelle e cambio idea. 




Come arrivare
 
Seguite le indicazioni per Covadonga, celebre per il santuario e l’omonima basilica. Qui potrete proseguire per Los Lagos de Covedonga con il bus-navetta oppure con la vostra auto esibendo la prenotazione del notte in rifugio. Arrivati a quota 1000 m.slm, dopo circa dieci chilometri, lasciate l’auto è imboccate il sentiero contrassegnato dai colori bianco e giallo che vi porterà al rifugio Vega de Ario in due ore e mezza di cammino.

giovedì 25 agosto 2016

Hórreos granai su pilastri di Asturie e Galizia



Cantabria, Asturie e Galizie si visitano in auto, non c’è alternativa. Non si può proprio pensare di andare fin laggiù e perdersi lo spettacolo delle regioni più bucoliche della Spagna: un’infilata di mandrie al pascolo e borghi rurali fatti di ritmi lenti, cucina casalinga e processioni di Santi adorni di fiori e coccarde.



Lasciata la costa atlantica e imboccata la valle di Covedonga nel Parco Nazionale del Picos de Europa, per la mia prima notte in rifugio, abbiamo incontrato i primi hórreos: i tradizionali granai su pilastri tipici di Asturie e Galizia.
Ricordano un po’ i rascard della Val d’Ayas con cui condividono la funzione di deposito sollevato da terra per la conservazione dei cereali al riparo dall’umidità e dai roditori.


 

Gli hórreos sono costruzioni in legno, a pianta quadrata o rettangolare, più o meno ampie. Hanno un tetto in tegole e talvolta un balcone, sempre in legno, che corre lungo tutto il perimetro, e quattro pilastri in pietra (o in pietra e legno) a forma di fungo che li isolano dal terreno di un paio di metri. Si trovano più spesso nei centri abitati vicino a vecchie case di campagna, ma capita di incontrarne anche di isolati e bellissimi come questo in cima alla scogliera di Cadavedo, a circa cinquanta chilometri a ovest di Oviedo.

 


Un incanto la vicina chiesetta bianca e blu, in legno e muratura, dedicata alla Madonna.

martedì 23 agosto 2016

Euskadi Cantabria e Asturie dove andare


Abbiamo giocato con la percezione del tempo percorrendo The Matter of Time - la labirintica installazione in ferro di Richard Serra - alla permanente del Guggenheim di Bilbao e camminato con il naso all’insù nella Cueva di Altamira, affascinati dai corpi possenti dei bisonti delle pitture rupestri del Paleolitico superiore.
Macinato chilometri nel dedalo di stradine del Casco Viejo di Bilbao e lungo la valle di Covadonga e le scogliere atlantiche in cerca degli hórreos - i tradizionali granai di Asturie e Galizia – e poi in salita tra i pascoli del Picos de Europa e in discesa verso l’oceano.
Bevuto sidro di mele, mangiato zuppe di fagioli bianchi e frutti di mare, assaggiato arroz con leche, il dolce tipico asturiano preparato con riso bollito, latte e cannella.
Ho dormito per la prima volta in un rifugio, respirato l’odore della bassa marea, percorso un tratto del Camino de Santiago de Compostela a Santillana del Mar, imparato ad andare in spiaggia con crema solare e k-way e collezionato scatti di case colorate, balconi fioriti e verande liberty.


Dove andare/cosa fare

Bilbao/BilboGuggenheim (anche se non capite una fava di arte contemporanea: l’architettura di Frank O. Gehry vale da sola il biglietto d’ingresso)
Casco Viejo e Plaza Nueva centro antico e pedonale della città dove mangiare pincios, una via di mezzo tra stuzzichino e antipasto serviti all’ora dell’aperitivo
Waterfront il lungo fiume tra il Guggenheim e il Casco Viejo con gli ampi spazi pedonali, il Teatro Arriaga, il ponte pedonale Zubizuri, il mercato coperto della Ribera e il tram che corre sull’erba
Puente Colgante a Portugalete il più antico ponte trasportatore costruito nel 1893 su progetto di Alberto Palacio, allievo di Eifell, e dal 2006 patrimonio dell’Unesco

Oviedo – nella capitale delle Asturie setacciate ogni angolo del centro storico: mettete il naso nella cattedrale gotica, andate a caccia delle statue di bronzo raffiguranti personaggi noti nella storia e nella tradizione della città come la Guisandera, la donna che cucina all’ingresso di Boulevard Sidro Gascona, la Torera, nel Parco di San Francesco, dedicata alla fotografa Josefa Carril, la pescivendola, la lattaia… A cena, andate da La Genuina Arroz y Tapas

Santillana del Mar/Cantabria – andateci anche se è affollatissima: percorrete la via principale fino alla Colegiata e visitate il chiostro, fate una passeggiata nella campagna e mettetevi pazientemente in coda per entrare nel Museo de Altamira: a circa 1,5 km dal centro abitato, è considerata la Cappella Sistina delle pitture rupestri e non fare finta di non avere tempo non vale.

mercoledì 3 agosto 2016

In viaggio...


Agosto è il mio mese
e me ne vado in vacanza

città, arte, notti in rifugio, nuotate nell’oceano e poi verde, verde e ancora verde, fotografato, toccato, annusato, atteso, tra orto e giardino, frutti e talee

perché di viaggi ne farò più d’uno, ma con sosta nell’orto-giardino.

Le valigie sono pronte, le piante annaffiate, l’aereo decolla alle 14.

Ci vediamo tra un po’.


martedì 2 agosto 2016

Bignonia resistente e generosa tropicale di campagna

 
Su muretti e cancelli, all’ingresso di villini e cascine di campagna, sulla pergola della casa dei nonni o sulla rete di confine dell’orto, fioriscono a più non posso in queste settimane senza alcun riguardo per la gerarchia dei giardini. Tanto generose da essere spesso snobbate.

 
Il nome comune con cui tutte le identificano è bignonia, anche se la varietà più rustica, quella che vediamo sbocciare in ogni dove in queste settimane di caldo impossibile, appartiene al genere botanico Campis, cugina della Bignonia.

Molto simili tra loro Campis e Bignonia sono piante rampicanti caratterizzate da drupe di grandi corolle a tromboncino arancioni, rosse, gialle o variegate. A differenza delle Bignonia, che hanno foglie semi-semprevendi e minuscole radici aeree con cui ancorarsi a muri e sostegni, le Campis hanno fogli decidue e viticci.

La differenza più importante riguarda però la rusticità: le Campis sono decisamente più resistenti sopportando temperature fino a -15°C, mentre le Bignonie non tollerano temperature al di sotto dei 7-8°C.

 
Le Campis, le più diffuse nei nostri giardini, vogliono pieno sole, terreni ben drenati e irrigazioni costanti nei primi due anni dall’impianto, se coltivate in piana terra, poi fanno a meno del giardiniere, così come delle concimazioni.

La potatura non è indispensabile per il benessere della pianta o per favorire le fioriture ma è necessaria per non essere invasi da un’indomabile coltre di verzura. A marzo, si elimina circa la metà dei rami dell’anno precedente (non ancora lignificati), oltre agli eventuali polloni al piede della pianta.


Per la coltivazione in vaso, la varietà più adatta è la Campis ‘Orange Summer’ ha corolle arancioni fiorisce molto e a lungo, ma cresce meno delle altre varietà. Il contenitore dovrà essere alto e largo almeno 50 cm e, dalla tarda primavera, la pianta andrà nutrita con concimi ricchi di potassio.

Le Campis si moltiplicano per propaggine, interrando una porzione di ramo lunga 10 cm e non più grande di 1 cm e lasciando l’apice fuori dal terreno.