giovedì 29 settembre 2016

Tappezzeria floreale home decor


Sono una giardiniera ingrata. L’autunno vero non è ancora iniziato e già mi manca la stagione delle fioriture sfacciate e del verde che sovrasta… ci vorrebbe un giardino d’inverno, un giardino senza stagioni, che accondiscende ai miei vizi, un giardino in salotto, in camera da letto o dietro la vasca da bagno, di carta o di tessuto, così..!



Barocco • liberty • romantico

Rose pallide e morbide corolle esaltate da sfondi cupi come in un quadro fiammingo del Seicento

Petali annacquati sullo sfondo, rose botaniche e camelie ricordano l’atmosfera onirica dei dipinti rococo

Viticci, rami e volute a “coup de fouet” tra cui si nascondono uccelli esotici ci catapultano nell’epoca d’oro del liberty


L’arredamento è in stile, con elementi a contrasto, come le poltroncine Luigi XVI rivestite con tessuto turchese, oppure lineare e coloratissimo. In bagno, però, solo con la vasca vintage.


Sfoglia la gallery e scopri dove acquistare i wallpapers sulla bacheca Pinterest!

martedì 27 settembre 2016

Abelia luce e profumo in autunno


Se è vero che l’autunno è una seconda primavera, in cui le giornate afose lasciano spazio alla rugiada mattutina e rimettono all’opera i giardinieri con trapianti e potature, l’abelia è uno dei suoi arbusti più generosi.

In una stagione ricca di colori caldi e avvolgenti, i suoi fiori chiari illuminano il giardino e profumano l’aria resistendo a lungo sui rami scuri, anche oltre il “tempo” dettato dai cataloghi.

Le abelie appartengono alla famiglia delle Caprifoliaceae, hanno piccoli fiori a campanella da rosa intenso a bianchi e foglie minute, appena coriacee, lucide, verde scuro o striate ai margini, diventano rosa-rosse in estate e autunno. Sempreverdi o spoglianti, a seconda della varietà e del clima, si adattano a terreni diversi, al sole e alla mezz’ombra.

 

Scoperte in Cina all’inizio dell’Ottocento dal medico Clarke Abel, a cui devono il nome, le abelie botaniche, originarie di un vasto areale che va dall’Asia orientale al Messico, sono una ventina, cui si aggiungono numerosi ibridi e varietà, alcuni dei quali particolarmente adatti alla coltivazione in vaso per le dimensioni contenute, come Abelia x grandiflora ‘Sparkling Silver’ dalle foglie variegate verde chiaro e argento e dai fiori bianchi fino a ottobre, o il portamento ricadente, come Abelia ‘Edward Goucher’ dalle foglie color bronzo, poi verdi e dai fiori rosa da luglio a settembre. Meno facile da trovare, ma profumatissima e perfetta per i piccoli spazi è Abelia mosanensis, conosciuta anche come abelia fragrant o abelia coreana.
 
 

Le abelie non temono il freddo, sopportando temperature fino a -15/-20°C. Dalla primavera all’autunno, se non sono esposte alla pioggia, vanno annaffiate con regolarità, ma senza esagerare, evitando, se possibile, l’uso dei sottovasi per limitare i ristagni idrici e i marciumi radicali. A fine inverno, si eliminano i rami secchi. Se volete una pianta compatta e ordinatissima, potatela in autunno. Si moltiplicano per talea semilegnosa in estate o per propaggine.

domenica 25 settembre 2016

La settimana dell'orto: riciclo creativo


Lunedì coi pompom il cactus non punge più

Martedì ghiande caramello, metto in tasca e poi ci penso

Mercoledì baby stipa cerca casa #Stipatenuissima

Giovedì di semi e di bouquet #Echinaceapurpurea

Venerdì dalla ricotta alle succulente

Sabato puff..! #Silene, se la schiacci scoppia

La settimana dell’orto: tutte le sere, dal lunedì al sabato, uno scatto racconta cosa succede nell’orto-giardino.

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giovedì 22 settembre 2016

Semi, pigne, ghiande quando raccoglierli e come conservarli


Settembre è il mese dei nuovi inizi e dei nuovi progetti, ma è anche il mese della vendemmia e della raccolta, mele e noci per il contadino, funghi per il cercatore, pigne, ghiande e ricci di castagna per i creativi, semi per i giardinieri ritardatari come me

A fine estate taglio gli steli appassiti di altee, digitali e altre erbacce e li lascio seccare a testa in giù. Poi raccolgo i semi dalle capsule secche dei capolini e li conservo in bustine di carta

Così
  • piega un foglio di carta quadrato a formare un triangolo
  • accavalla i due vertici alla base del triangolo e incastrali uno nell’altro
  • riempi la bustina con i semi
  • ripiega su se stessa la busta
  • chiudila infilando il vertice della busta nel taglio alla base


Non dimenticare di scrivere sulla bustina il nome della piante e l’anno
{*Se li conservi in un luogo fresco e asciutto conserveranno la loro germinabilità per 24 mesi}
 
Seminali, regali e scambiali


In giardino il tempo corre, nota per i creativi
Alla prima giornata di sole, raccogliete pigne, ghiande, ricci, semi di pioppo… per le composizioni autunnali e natalizie, prima che la pioggia e l’umidità del terreno le rovinino. Poi conservatele in una scatola di cartone, in un ambiente fresco e ventilato.
Anche le foglie: per evitare che si sbriciolino, si raccolgono prima che siano completamente secche e si mettono ad asciugare tra due fogli di carta sotto una pila di libri.

martedì 20 settembre 2016

Cactus e pompom


Perché mettere morbidi e colorati pompom sui cactus?
Che domane! Per rendere innocue le spine



I cactus che vedete qui sono i miei - dopo una domenica a letto con l'influenza (di nuovo) - ma l'idea è di lola-tiliches, la seguite su Instagram? No?! Beh, se siete appassionati di succulente e avete un debole per Frida Kahlo, non potete assolutamente perdervela!!!

Perché Lola è una moderna Frida Kahlo e un’esperta di spine, che coltiva ovunque nel suo giardino: in vasi di coccio coloratissimi e hand made con ritratti della pittrice messicana, scatole di latta riciclata, noci di cocco e gusci d’uovo. Fantastiche le mini succulente in altrettante mini teiere e tazze da tè, ma… vuoi mettere l’idea dei pompom? Quest’anno li abbiamo visti ovunque: dalle borse di paglia ai caftani dagli shorts ai sandali alla schiava, e allora perché non infilarli anche sulle spine dei cactus domestici?

Un’idea creativa con cui coinvolgere i bambini in un pomeriggio di pioggia: bastano qualche avanzo di lana colorata e una forchetta o il più classico disco di cartoncino (trovate entrambi i tutorial per realizzare i pompom sulla bacheca Pinterest di Ultimissime dall'orto). E se poi capita di farsi prendere la mano, si possono sempre riciclare per una decorazione natalizia alternativa… che oggi è appena iniziata la scuola, ma basta distrarsi un attimo, e domani è già Natale!

domenica 18 settembre 2016

La settimana dell’orto: verde e rosa



Lunedì quasi rosa #SedumSpectabile

Martedì di fiori e si spine #GymnocalyciumBaldianum

Mercoledì cavoli in riga

Giovedì in verde #PunicaGranatum

Venerdì dall’orto al barattolo #OriganumVulgare

Sabato semprevivi e muri rosa per #PlantsOnPink

La settimana dell’orto: tutte le sere, dal lunedì al sabato, uno scatto racconta cosa succede nell’orto-giardino.

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venerdì 16 settembre 2016

Quando piante erbe e fiori vestivano, nutrivano, divertivano e proteggevano dagli spiriti maligni: l’Erbario di Alexis Bétemps


C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui piante, erbe e fiori non erano solo un piacevole passatempo, ma erano uno dei cardini della vita quotidiana di uomini e donne che da esse traevano cibo, vestiti, utensili e giocattoli.

 Le piante curavano la gente e gli animali, scacciavano streghe e spiriti malvagi, ornavano Santi e regine, prevedevano il tempo atmosferico, simbolizzavano le feste e sacralizzavano i riti i riti di passaggio: si masticavano pezzetti la resina di abete rosso come fossero chewing-gum e si fumano agi di larici per sentirsi grandi; un mazzolino di fiori decorava il cappello dei coscritti insieme a una penna di fagiano o di gallo cedrone e al numero del sorteggio per l’arruolamento militare; si scavalcano ghirlande di fiori per raggiungere la propria sposa…


Scrupoloso, curioso e romantico, si legge in un baleno
  
Alexis Bétemps racconta nel suo ultimo libro lo stretto legame con la flora spontanea che per secoli ha caratterizzato la vita delle comunità montane (valdostana e non solo), attraverso scene di vita quotidiana ricostruite grazie a testimonianze orali, riviste, bollettini parrocchiali, giornali d’epoca, cataloghi di esposizioni, lavori scolastici e ricerche di laurea e saggi «per non dimenticare il piccolo mondo antico dove attingono le nostre radici».

 Alexis Bétemps, Erbario – erbe misteriose e flora generosa nello spazio selvatico o antropizzato della montagna valdostana antropizzata e dintorni, Priuli & Verruca, Scarmagno (Torino), 2012.

martedì 13 settembre 2016

Settembre in rosa con Sedum spectabile & Co


Tra foglie carnose e verdissime si innalzano infiorescenze grandi e piatte che a poco a poco si tingono di rosa: settembre è il mese del Sedum spectabile, succulenta un po’ démodé, ma irresistibile in questa stagione stanca del troppo caldo.

Col nome di Sedum si indicano oltre 500 specie di piante (alcune recentemente riclassificate) apprezzate per la facilità di coltivazione, le foglie succulente e la fioritura autunnale. La maggior parte dei Sedum vive in zone aride o rocciose, soprattutto montane, anche se non mancano specie originarie di pianure, zone umide e costiere.

In quest’immensa varietà di piante è davvero difficile non innamorarsi di almeno qualche varietà e così dopo il Sedum spectabile, dalle tenui fioriture rosa, sono arrivati nei vasi di coccio allineati sul muretto Sedum ‘Class Act’, dalle tonalità più scure sia nel verde delle foglie sia nel rosa dei fiori, e Sedum ‘Chocolate Drop’, in fiore nel tardo autunno e dalle foglie tonde e spesse color cioccolato, che viene voglia di assaggiarle.


Spesso utilizzati nei roof garden e nei giardini verticali, i Sedum vogliono un terreno ben drenato e un’esposizione in pieno sole. Possono essere coltivati in un’aiuola di ghiaia o tra le pietre di un muretto, oppure, per non sbagliare, in un vaso in terracotta che facilita la traspirazione del terreno, preferibilmente povero, poiché l’abbondanza di sostanze nutritive favorisce la crescita di steli teneri e ricchi di foglie che tenderanno a incurvarsi a scapito della fioritura e del caratteristico portamento eretto e compatto della pianta.


Sono particolarmente sensibili ai ristagni idrici e vanno innaffiati solo quando il terreno è completamente asciutto.
Si possono moltiplicare per talea di foglia o di stelo o per divisione dei cespi, da effettuare in primavera, almeno ogni 3-4 anni, per mantenere il portamento vigoroso ed eretto della pianta madre. In inverno non è necessario ritirare le piante, ma è consigliabile spostare i vasi in una zona ben soleggiata e al riparo dalla corrente, per esempio contro un muro esposto a sud.

domenica 11 settembre 2016

La settimana dell'orto: di bacche e di semi


Settembre è il mese dei nuovi inizi e una piccola novità ci voleva anche qui… piccola come lo sono i cambiamenti quotidiani in un orto-giardino: un colore più nitido, un viticcio più disteso, una bacca un po’ più matura di ieri.

E se prima c’era le illustrazioni del giardino della domenica, adesso voglio provare a raccontare così la settimana dell’orto: tutte le sere, dal lunedì al sabato, uno scatto dell’orto-giardino sui profili Instagram e Facebook, la domenica riassunto qui.

...

Lunedì mangia il gelato e conserva lo stecco

Martedì gonfia le bacche

Mercoledì ondeggiano i boccioli e cadono i semi

Giovedì cuoce la marmellata

Venerdì in fuga dall’oro

Sabato a testa in sù

venerdì 9 settembre 2016

Marmellata di azzeruole (per chi ha tempo da perdere in amene faccende)

 
Capita, a chi cucina poco, di buttarsi senza motivo in ricette amene, del tutto o quasi inutili, e dalla preparazione pantagruelica. Ore e ore ai fornelli che, una volta archiviata l’impresa, hanno il sicuro effetto di allontanare per mesi dalla cucina. A me succede almeno un paio di volte all’anno.

In questi giorni di non più estate e non ancora autunno sono riuscita a beccami l’influenza, così, dovendomene stare buona in casa, mi sono decisa di fare qualcosa con la miriade di bacche che ogni settembre colorano l’azzeruolo del giardino. Da un po’ mi ripromettevo di trasformarle in marmellata, ma questa è sempre una stagione carica di impegni e ogni anno “sarà per l'anno prossimo”.


Ci vogliono ore e ore, ve lo dico subito così evitate di cominciare e poi buttare via tutto per disperazione.

Il risultato, però, è valso la fatica: una marmellata rosso mattone, non troppo dolce, dal retrogusto di vaniglia e cannella, perfetta per accompagnare i formaggi.

Ingredienti:
1 chilo di azzeruole
vino bianco secco
1 limone
zucchero
1 baccello di vaniglia
½ cucchiaino di cannella

Preparazione:
-   raccogliete le azzeruole ben mature, lavatele e privatele dei semi (un’ora non ti basta, nemmeno se sei bravissima, non illuderti!)
-   mettetele in una casseruola, aggiungete la buccia grattugiata del limone e il baccello di vaniglia, copritele con il vino bianco secco e fate bollire finché la polpa non sarà morbida
-   lasciate raffreddare un po’ il composto e passatelo al passaverdura
-   pesatelo e rimettetelo sul fuoco con lo zucchero (pari al 60% del peso), il succo del limone e la cannella
-   portate a bollore e rimescolate finché avrà raggiunto la giusta consistenza
-   spegnete il fuoco, mettete la marmellata nei vasetti e fateli bollire per venti minuti per sterilizzarli

Fine

martedì 6 settembre 2016

Escursione fuoriprogramma in Val Clavalité, Fénis


Gita fuoriprogramma sabato in Val Clavalité, nel comune di Fénis. Selvaggia, dura e assolata: il Cervino che si affaccia tra i rami più bassi dei larici nella frazione di Robioz, dove lasciamo l’auto, e la vista mozzafiato sulla catena del Monte Bianco arrivati alla meta e (quasi in vetta) lungo l’anello du Bois de les Maisonnasses (sentieri 3-2D-2B).




Abete rosso e pino silvestre, cuscini di azelee alpine (Loiseleuria procumbens) e bacche rosse di uva orsina (Arctostaphylos uva-ursi). Più in alto larici e ginepro comune, Sedum, Sempervivum e Saxifraga oppositifolia, minuta ma tenace, colonizza rupi e detriti fino a 4200 m. L’andata è una lunga (infinita) salita, poi la vista si apre, oltre le punte dei pini. Un branco di camosci corre a rotta di collo giù tra le rocce ripidissime. Sono i primi abitanti che incontriamo. Le malghe che punteggiano i pascoli più alti sono disabitate da decenni. Solo scendendo incontriamo le prime tracce d’acqua e cambia la flora: qualche lampone, betulle e ontani. Spuntano le prime baite di Robioz, la meta del nostro anello escursionistico trasformata in cantiere per la costruzione di un lago artificiale in cui confluiscono gli ultimi magri rigagnoli che mantengono in vita una vallata dura e allo stesso tempo fragilissima.

sabato 3 settembre 2016

Escursione al Santuario di Cunéy di Nus, il più alto d’Europa


Dopo la passeggiata al sito minerario e tra le frazioni di Saint Marcel ed essermi infilata in tasca pezzetti di ferro grezzo, talee di rosa e lamponi, partiamo la mattina seguente per una più tosta scarpinata al Santuario Mariano di Cunéy: a quota 2652 m.slm. è il più alto d’Europa.



Partiamo da Saint-Barthélemy, frazione di Nus e uno dei miei posti del cuore. Per tantissimi anni è stata la prima tappa delle vacanze di Natale: dopo aver aperto casa e scaricato i bagagli, in attesa che la temperatura passasse da polare a vivibile, facevamo tappa nell’ultima frazione del paese sull’altra sponda della Dora, per un piatto di polenta fumante e un ramo di pino da appendere vicino alla finestra con luci e decorazioni… 




Non sono mai andata oltre quel campanile bianco così riconoscibile anche dal lucernaio della nostra mansarda nel fondo valle. Mai fino ad ora. Lasciata la macchina dopo le ultime baite di Praz, appena sopra Saint-Barthélemy, si imbocca il sentiero 11, si supera un tratto in pineta, poi i prati, e mi perdo tra semprevivi (Sempervivum arachnoideum L.), campanule (Campanula rhomboidalis L.), aster (Aster alpinus L.) e quelle piante un po’ piumose che crescono con i piedi nell’acqua gelata dei laghi alpini (Eriophorum scheuchzeri Hope). Superato il colle si può proseguire lungo il sentiero classico oppure scegliere quello attrezzato, più breve ma esposto.



Il rifugio, aperto da fine giugno a fine settembre, organizza diversi eventi, tra questi la Festa della Madonna delle Nevi e il Pellegrinaggio dell’Assunta.

giovedì 1 settembre 2016

Rosa rugosa 'Scabrosa' profumata e resistente al freddo


I petali sembrano ritagliati dalla carta velina fucsia, grandi e arrotondati sono avvolti da una nuvola di foglie verde scuro dalle venature profondamente incise da cui prende il nome la specie: Rosa rugosa.

Con questo nome si indicano numerose varietà nate dall’incrocio tra la Rosa rugosa asiatica, originaria di Cina, Giappone e Corea, caratterizzata da un portamento cespuglioso eretto, fiori bianchi, solitari o in gruppi, e foglie incise dai margini seghettati, e rose europee.

Tra queste la Rosa rugosa ‘Scabrosa’: resistente, vigorosa e profumatissima, riesce a farsi perdonare le tantissime spine che ricoprono quasi interamente le foglie e i rami meno giovani. Alla lunga fioritura, dalla primavera all’estate, seguono i colori caldi dei cinorrodi che virano dall’arancio al rosso, ottimi per le marmellate.


Cresce in pieno sole, in terreni ben drenati e si moltiplica facilmente per talea semi-legnosa a fine estate. Facile da coltivare, la Rosa rugosa non teme le stagioni molto fredde e nemmeno i climi ventosi: non a caso è spesso coltivata nei giardini di montagna per realizzare siepi informali che raggiungono facilmente il metro di altezza.

Si adatta bene a terreni poveri e aridi, ma predilige quelli argillosi e leggermente acidi. Teme i ristagni idrici e va annaffiatela solo quando il terreno è completamente asciutto. In autunno, e al momento della messa a dimora, incorporate al terreno del concime organico maturo. Prima dell’arrivo dell’inverno coprite le radici con una buona pacciamatura di foglie e paglia per proteggere la pianta dalle gelate più intense.

La potatura va eseguita a fine inverno eliminando circa la metà del ramo con un taglio al di sopra di una gemma sana rivolta verso l’esterno del cespuglio. Tagliate a livello del terreno i rami secchi e quelli che si accavallano.

Sul terrazzo sarà necessario scegliere un contenitore capiente, per permettere lo sviluppo di un apparato radicale vigoroso. Si dispone sul fondo uno strato di cocci, quindi uno strato di terriccio misto a stallatico e un altro di solo terriccio per evitare che il contatto diretto col concime “bruci” le radici.