martedì 31 gennaio 2017

Cartoline botaniche dell'orto-giardino in download


Seeds of Love, lo scambio internazionale di semi ideato da Isabelle, lascia il web e si affida ai postini: inconsapevoli messaggeri di promesse fiorite.

Arrivano buste, biglietti e regali inattesi.
E si scoprono storie.

C’è chi approfitta del SOL per allenarsi con una lingua straniera imparata ai corsi serali, un’acquarellista appassionata di natura, un’insegnate di nuoto, una mamma coraggio, una cuoca perugina e chi ha trovato casa nell’altro emisfero. Storie di fiori e di vita che entrano a far parte della famiglia del blog, sempre più numerosa! Per ringraziarvi vi lascio il link per il download delle cartoline botaniche dell’orto-giardino spedite ai vincitori dei miei semi.

Sono in formato cartolina, potete stamparle su carta semplice o su un foglio da disegno F4.


Le prime tre sono delle specie con cui ho partecipato al SOL:

Alcea rosea - DOWNLOAD

Aquilegia - DOWNLOAD

Digitalis - DOWNLOAD

Altre cartoline botaniche presto in arrivo!

• Buone semine giardinieri •

domenica 29 gennaio 2017

Giardinieri scrittori: Carl Linnaeus


Quando osservo il destino dei botanici, dubito invero se vadano definiti sani di mente o pazzi nella loro dedizione alle piante.

Carl Nilsson Linnaeus, Critica botanica, 1737


Giardinieri scrittori, il pensiero verde della settimana preso in prestito ai Signori del verde
{anche su Instagram!}

venerdì 27 gennaio 2017

Come proteggere il giardino dal freddo


Cosa fa il giardiniere in pieno inverno?
Scambia semi, disegna, scrive, annaffia e protegge.

Pensa al futuro e si preoccupa che il suo regno vegetale arrivi sano e salvo a primavera.

Il 29, 30 e 31 gennaio saranno "i giorni della merla", quelli che la tradizione contadina indica come i più freddi dell’anno.


Quattro consigli per proteggere il giardino dal freddo e prepararsi alla primavera
 
1.   Anche se è inverno, le piante hanno bisogno di acqua, soprattutto quelle in vaso. Annaffiale quando le temperature sono al di sopra dello zero termico e in tarda mattinata, la terra avrà così il tempo di asciugare prima del freddo notturno

2.   Controlla che i sostegni e i ripari di tessuto-non tessuto con cui hai coperto le specie più freddolose siano ben fissati. Fai lo stesso con le pacciamature di foglie

3.   Rimanda le potature se c’è ancora rischio di gelate. Rimuovi i rami secchi o spezzati da vento e neve
 
4. Preparati alle semine di primavera: raggruppa i vasi più piccoli, procurati quelli in torba per le specie che non amano il trapianto e, se ti sembrano pochi, raccogli vasetti dello yogurt, barattoli di pelati e portauova in cartone.

martedì 24 gennaio 2017

Osserva le radici per capire cosa vogliono le piante


Superficiali, profonde, a fittone: le radici non sono tutte uguali. Osservarle ci dice molto sullo stato di salute della pianta e ci suggerisce di cosa ha bisogno quella data specie per prosperare verde e felice.

Radici diverse esigenze diverse. Sembra banale, ma forse non lo è. Presi come siamo da fronde, fiori e frutti ci dimentichiamo che metà della pianta che ci sta davanti è sotto terra, lontana dal nostro sguardo.

Come le tropicali dalle foglie grandi ci suggeriscono la necessità di un apporto idrico maggiore rispetto a una succulenta fitta di spine, molti può dirci anche l’apparato radicale.

 
Le piante mediterranee, come aromatiche, ginestra, oleandro, pittosporo, sono caratterizzate da un apparato radicale capace di spingersi in profondità in cerca di terreno fresco e umido, anche nelle regioni più siccitose del sud. Le piante con queste caratteristiche temono i ristagni idrici. Meglio bagnarle in abbondanza all’impianto (in piena terra o subito dopo il travaso) e poi dimenticarle, finché il terreno non è completamente asciutto. Scegliate un vaso più alto del pane di terra, sistemate sul fondo uno spesso strato di cocci e riempite con terriccio drenante (oppure terra di campo mista a sabbia). Stessa regola vale per moltissime “erbacce”, piante erbacce rustiche molto usate nei giardini naturali per ricreare l’effetto prateria. Abituate a una vita selvaggia senza giardinieri ad accudirle, scavano in profondità con le radici in cerca di acqua e nutrimento.

Terreno profondo e vasi alti vanno scelti anche per le piante con radice a fittone, come il papavero, il tarassaco, il leccio e la carota. La carota è una radice a fittone. Le piante con queste radici difficilmente sopravvivono ai travasi.

Al contrario le piante con un apparato radicale contenuto, come le acidofile (camelie, rododendri, gardenie, ortensie), si adattano bene anche alla coltivazione in vaso.

Le piante con radici superficiali come il bosso (Buxus sempervirens), dovrebbero essere collocate lontano da zone di eccessivo passaggio e calpestio che provocherebbero sofferenza all’apparato radicale e di conseguenza a tutta la pianta. Da evitare per le alberate e i viali cittadini, incastonate tra marciapiedi e asfalti.

 

{Come fare}

SE le radici avvolgono tutto il pane di terra e fuoriescono dai buchi di drenaggio del vaso vanno districate e accorciate del 10% prima di rinvasare la pianta in un contenitore più grande.

SE la pianta mostra segni di sofferenza causati da troppa acqua e/o ristagni idrici (foglie gialle), si svasa la pianta, si eliminano le radici annerite, si pota leggermente la chioma e si sceglie un vaso più piccolo da riempire con cocci e terriccio drenante. Perché? Perché se il vaso è più piccolo le radici lo riempiranno tutto lasciando meno terra “inesplorata” dove si accumula l’umidità.


NON SONO RADICI i bulbi, i tuberi e i rizomi

I bulbi sono germogli sotterranei globosi costituiti da un fusto brevissimo (disco o girello) circondato da foglie carnose in forma di squame

I tuberi sono organi vegetali ingrossati (fusto, foglie o radici) in cui vengono accumulate sostanze di riserva (amido nella patata)

I rizomi sono fusti con funzione di riserva sotterranei o superficiali a sviluppo più o meno orizzontale (come l’Iris germanica). Possono generare foglie e fiori oppure una nuova pianta con tanto di radice.


*Alcune di questi consigli ho potuto constatarli con la pratica, molti li ho ricavati da articoli di Cristiana Serra-Zanetti (Gardenia, gennaio-febbraio 2015).

domenica 22 gennaio 2017

Giardinieri scrittori: Il Barone Rampante


«
-   Devi procurarmi delle corde, lunghe e forti, perché per fare certi passaggi devo legarmi; poi una carrucola, e ganci, chiodi di quelli grossi…
-   Ma cosa vuoi fare? Una gru?
-   Dovremmo trasportare su molta roba, vedremo in seguito: tavole, canne…
-   Vuoi costruire una capannuccia su un albero? E dove?
-   Se sarà il caso. Il posto lo sceglieremo. Intanto il mio recapito è là da quella quercia cava.
[…]
Allora dovunque s’andasse, avevamo sempre rami e fronde tra noi e il cielo. L’unica zona di vegetazione più bassa erano i limoneti, ma anche là in mezzo si vedevano contorti gli alberi di fico, che più a monte ingombravano tutto il cielo degli orti, con le cupole del pesante fogliame, e se non erano fichi erano ciliegi dalle brune fronde, o più teneri cotogni, peschi, mandorli, giovani peri, prodighi susini, e poi sorbi, carrubi, quando non era un gelso o un noce annoso. Finiti gli orti, cominciava l’oliveto, grigio-argento, una nuvola che sbiocca a mezza costa. In fondo c’era il paese accatastato, tra il porto in basso e in su la rocca; ed anche lì, tra i tetti, un continuo spuntare di chiome di piante: lecci, platani, anche roveri. […] Sopra gli olivi cominciava il bosco. […] Più in su i pini cedevano ai castagni, il bosco saliva la montagna, e non se ne vedevano i confini. Questo era l’universo di linfa entro il quale noi vivevamo, abitanti d’Ombrosa, senza quasi accorgercene.
Il primo che vi fermò il pensiero fu Cosimo. Capì che, le piante essendo così fitte, poteva passando da un ramo all’altro spostarsi di parecchie miglia, senza bisogno di scendere mai»

Il Barone Rampante, Italo Calvino


Con un padre direttore della Stazione sperimentale di floricultura di Sanremo e un giardiniere per casa come Libereso, Italo sarà anche stato un “signorino”, ma con tutto il confabulare di piante che c’era intorno a lui non poteva scampare al fascino della clorofilla. E coltiva giardini di carta, metafora del vivere.

 
Giardinieri scrittori e scrittori dal pollice verdissimo, il pensiero verde della settimana
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giovedì 19 gennaio 2017

Carote, ravanelli e prezzemolo: il bouquet per la tavola lo fai con gli ingredienti della cena


Ce l’abbiamo fatto, dopo settimane di rimandi, domani, una coppia di amici sarà nostra ospite a cena. La scelta del menu per due estranei dei fornelli è stata ardua ma ci siamo: abbiamo fatto la spesa e provato il pesto per le linguine (non si sa mai!)

Ma mancano i fiori. Mancano in giardino e mancano sul balcone. E non posso mica fare la fanatica dei vegetali e poi presentare una tavola spoglia?! No no. Nemmeno contemplata l’idea di un bouquet ingessato comprato dal fioraio: li digerisco a fatica.

E allora, bouquet di ortaggi!


Per cucinare ho comparto un super mazzo di prezzemolo, carote, sedani e peperoncini, ma vanno bene anche ravanelli e basilico.

Cosa serve:
verdure
erbe aromatiche
barattoli di vetro


  Come si fa?
Come fareste in cucina per conservare più a lungo gli ingredienti!
I mazzi di prezzemolo e basilico vanno messi in vasi pieni d’acqua per preservarne la freschezza.
Carote e ravanelli potete lasciarli con la foglia. Lavateli con cura dalla terra e sistemateli in vasi vuoti o pieni d’acqua per metà. Pelate le carote solo se la cena prevede un pinzimonio e il vostro centrotavola è pret-à-marger.


martedì 17 gennaio 2017

Camellia, caratteristiche e cure delle specie più amate dai giardinieri

 

Nella mia wishlist di gennaio c’è sicuramente la Camellia, inspiegabilmente assente nell’orto giardino…
ma quale scegliere?

Arrivata in Europa per opera del gesuita moravo George Joseph Kamel, al quale Linneo si ispirò per la scelta del nome, la camelia diventa il fiore simbolo del secolo lungo, amata e desiderata dalle signore dell’alta società per l’eleganza delle corolle e forse per un’inconfessabile volontà di ribellione ispirata da “La Signora delle Camelie”, cortigiana parigina colta e indipendente protagonista del romanzo e dell’omonima opera teatrale di Alexandre Dumas figlio dalla quale Verdi trasse ispirazione per la “La Traviata”.

Il genere Camellia comprende circa 200 specie di arbusti e piccoli alberi sempreverdi originari di Cina e Giappone che si differenziano per esigenze pedoclimatiche e caratteristiche morfologiche. Le più conosciute sono: la Camellia japonica, la più scenografica e diffusa nei giardini, con corolle fitte e geometriche, la Camellia reticulata dalle corolle grandi e doppie, la Camellia sinensis, coltivata in Oriente per le foglie aromatiche da cui si ricava il tè e la Camellia sasanqua, dai fiori leggermente profumati e tra le poche specie, insieme alla C. sinensis e ad alcune varietà botaniche, a fioritura invernale. Le sue corolle semplici o doppie, virano dal rosa carico al bianco, a seconda delle varietà, si aprono in autunno e resistono sulla pianta per oltre un mese. Originaria dell’isola giapponese di Okinaua la C. sasanqua è anche una delle specie più rustiche: capace di sopportare inverni piuttosto rigidi (fino a -10°C).

Le camelie preferiscono la mezz’ombra, terreni con PH acido o neutro, ben drenati e ricchi di sostanza organica. La potatura potrebbe causare infezioni alla pianta e va limitata al taglio di rami secchi e ritorti. Hanno radici superficiali che vanno protette dal caldo e dal freddo eccessivi con una spessa pacciamatura. Possono essere coltivate in vaso, ma se decidete di coltivarla in piena terra valutate con cura lo spazio a disposizione: una camelia può superare i dieci metri di altezza e si dice essere talmente longeva da allungare la vita a chi la coltiva.

domenica 15 gennaio 2017

Giardinieri scrittori: Libereso Guglielmi


Il “valore” non è vedere una pianta al massimo della sua crescita, ma conoscerla fin dalla nascita: è come per i bambini, è bello vederli crescere, sorridere alla vita...

Libereso Guglielmi


Libereso Guglielmi, scomparso lo scorso settembre all’età di 91 anni, è conosciuto come “il giardiniere di Calvino”. Figlio di un anarchico tolstojano, cui spettò la scelta del nome, da giovanissimo incontra Mario Calvino, padre di Italo, e inizia a lavorare con lui alla Stazione sperimentale di floricultura, curare il giardino di Villa Meridiana e condividerne la ricerca sulle piante alimentari: il verde che più gli stava a cuore. Vegetariano convinto, alternava mani nella terra, disegno e studio, così come si conviene a un vero giardiniere. E dopo aver viaggiato e studiato moltissimo, sfoga il suo bisogno di clorofilla nel suo minuscolo e fittissimo giardino ligure di cui mangiava foglie, bacche, fiori e germogli.


Post scriptum. Sto divorando “Il barone rampante” e mentre scrivo questo post scopro in un'intervista a Libereso che tra i ragazzacci ladri di frutta incontrati da Cosimo nel suo vagabondare da un albero all’altro c’è anche lui!!!


Ma vi racconto tutto nella prossima illustrazione di Giardinieri scrittori
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giovedì 12 gennaio 2017

Garofani e piselli per un giardino ancora più Greenery, colore Pantone 2017


Greenery è… un mazzo di garofani, una pianta di piselli, un prato falciato a metà.
  
Pantone, l’autorità mondiale del colore, ha deciso: Greenery 15-0343 è la nuance del 2017. Impossibile non avere un giardino in tinta quest’anno, ma per chi vuole seguire il diktat con scrupolo, ecco tre idee da copiare:


sul davanzale
coltiva un vaso di garofani Dianthus ‘Jade’ o altri ibridi o varietà rigorosamente Greenery!
{Vogliono pieno sole e un terreno ben drenato e leggero. Ricordati di tagliare i capolini appassiti per ottenere altri fiori!}

Dianthus ‘Jade’

Dianthus ‘Green Ball’
 
nell’orto o sul balcone
semina i piselli da mangiare (Pisum sativum) oppure odorosi (Lathyrus sp.)
{Anche per loro pieno sole e un terreno ben drenato. Si seminano direttamente a dimora: i primi, quelli da mangiare, in marzo, i piselli odorosi in maggio-giugno}


in giardino
cura il prato, ma non troppo: falcialo a metà! Scegli un mix di semi rustici per prato fiorito e lascia zone di erba alta attraversate da sentieri tracciati col tosaerba


Le immagini dei piselli sono dell’orto giardino,

martedì 10 gennaio 2017

Glossario dell’apprendista giardiniere


I giardinieri hanno la loro lingua, una lingua bellissima che mescola l'universalità del latino a termini tanto efficaci quanto intraducibili dei dialetti locali.
Trafficando con le piante ho imparato tante parole nuove, ma altrettante continuo a confonderle o a usarle a casaccio; molte continuo a ignorarle. Per tutti gli apprendisti giardinieri inauguro un post-glossario con l’ABC del linguaggio del giardiniere che, prometto, continuerò ad aggiornare, a uso personale e per i pasticcioni come me che passeranno di qui.


Nomenclatura

{per sopravvivere allo shopping di primavera senza scoraggiarsi di fronte alla selva latina che campeggia su cartellini e buste di semi}

Famiglia = si scrive in corsivo con l’iniziale maiuscola e termina sempre in –aceae.

Genere = anche il genere si scrive in corsivo con l’iniziale maiuscola. Si abbrevia con “A.” quando si elencano più specie dello stesso genere.

Specie = è composto da un epiteto generico (genere cui appartiene la pianta), spesso dedicato a chi per primo ha scoperto o classificato la pianta, e un epiteto specifico, nel quale si possono riconoscere l’habitat (Acer campestre), il luogo d’origine (Verbena canadensis), le caratteristiche quali il profumo (Lathyrus odoratus), la forma (Alyssum cuneifolium), il colore (Muscari azureum), dimensione (Tropaeolum majus), portamento(Veronica prostrata), gli usi (Rosmarinus officinalis) o, di nuovo, la persona che per prima ha scoperto o classificato la pianta (Rosa banksiae, in onore della moglie del botanico inglese Joseph Banks). Epiteto generico ed epiteto specifico insieme danno il nome della specie. Si scrive in corsivo con la sola iniziale del Genere maiuscola.
- esempio -
Magnolia = genere (sempre maiuscolo corsivo)
grandiflora = epiteto specifico (minuscolo corsivo)
Magnolia grandiflora = specie

*che differenza c’è tra:
sottospecie = indica una variazione della specie principale spesso in relazione alla regione o all’habitat in cui vive, ma non tali da identificare una nuova specie (si scrive in corsivo minuscolo preceduta dall’abbreviazione “subsp.” O “ssp.”)

varietà = indica leggere variazioni nella struttura botanica, ma
non sono tali da identificare una sottospecie (si scrive in corsivo minuscolo preceduta dall’abbreviazione “var.”)

forma = indica piccole variazioni, come il colore dei fiori (si scrive in corsivo minuscolo preceduta dall’abbreviazione “f.”)

cultivar = quando le diversità tra piante della stessa specie sono il risultato di incroci intenzionali e non naturali, ma stabili e inalterate in caso di propagazione. (Il nome della cultivar segue il nome della specie e si scrive con l’iniziale maiuscola tra virgolette semplici. Le cultivar moderne, vale a dire create dopo il 1959, non possono contenere nomi latini)

ibrido = piante nate dall’incrocio tra specie diverse (si scrive in corsivo minuscolo preceduto dal segno di moltiplicazione “X”). Se le due specie incrociate appartengono a generi diversi la “X” precede il nome del genere.

sinonimi = ciascuna pianta ha un solo nome corretto, ma possono esserci sinonimi (“sin.”) a indicare i nomi attribuiti da botanici che hanno indicato una diversa classificazione per la stessa pianta.

*altre abbreviazioni
(L) = sta per Linneo, spesso si ritrova il nome dello scienziato che primo ha classificato la piata
s.l. = sta per “sensu lato” si usa quando si cita una specie che comprende delle sottospecie ma non si ritiene necessario citarne nessuna in particolare

*il libro da consultare
Latino per giardinieri, L. Harrison, Guido Tommasi Editore, 2013

domenica 8 gennaio 2017

Giardinieri scrittori


I giardinieri scrivono. L’hanno sempre fatto. Tolgono gli stivali, sfilano i guanti, scrollano il pullover e aprono un diario. Potano appunti e vangano; innestano frasi e annaffiano. È un mestiere pratico, terricolo, ma sfugge come le stagioni. Obbliga a un lavoro duro, però effimero, dove i bilanci sono affidati al tempo di un fiore, o di un frutto. Che in fondo solo le parole sanno trattenere. Allora scrivono.

{Collana Scrivere Verde}


Sul mio diario del giardiniere, tra piante rubate, seminate, acquistate, spostate e desiderate annoto anche frasi di giardinieri scrittori e scrittori dal pollice verdissimo. Ce ne sono tantissime e con la scusa di un quaderno illustrato tutto da colorare ho deciso di regalarvene una a settimana. Lasciatevi ispirare e fate progetti, la primavera si avvicina!!!

venerdì 6 gennaio 2017

Plectranthus coleoides, l’erbacea che profuma d’incenso

 

Egiziani e Assiri conoscevano l’incenso per le sue proprietà antinfiammatorie oltre che per l’aroma al quale, tutt’ora, è attribuito un valore mistico: i fumi profumati che si sprigionano durante la sua combustione, salendo verso l’alto, rappresenterebbero il legame con il divino. La stessa nota aromatica la si ritrova nel Plectranthus coleoides, un piccola erbacea perenne e sempreverde di origine tropicale spesso proposta tra le piante aromatiche col nome di incenso, anche se non ha nulla a che fare con l’essenza portato in dono dai Re Magi, ricavata dalla resina oleosa del Boswelia sacra, un albero originario di Yemen, Oman meridionale e Somalia settentrionale.

Il Plectranthus coleoides, a dispetto del nome, quasi impossibile da ricordare, è facile e gentile e ripaga cure e attenzioni con un cuscino ricadente di foglioline sagomate, simili a quella della menta e variegate di bianco sui margini, e una ferrea lotta alle zanzare infastidite dalla sua pungente nota aromatica.


Adattabile a diversi tipi di terreno, il Plectranthus è piuttosto tenace, purché ritirato in inverno al riparo dalle gelate, ama il sole e sopporta brevi periodi di siccità. Per contro, il suo peggior nemico sono i ristagni idrici. Una volta acquistato va travasato con terriccio universale misto a sabbia in un nuovo vaso appena più grande sul fondo del quale vanno sistemati ghiaia o pezzi di coccio per garantire un buon drenaggio. Le irrigazioni, esattamente come per la menta, dovranno essere più frequenti nei mesi caldi, ma non eccessive: resta sempre valida la regola di non procedere con una seconda annaffiatura finché il terreno non è completamente asciutto. Si moltiplica per talea e divisione del cespo.

mercoledì 4 gennaio 2017

Seeds of Love 2017


Eccomi! Felice di partecipare a Seeds of Love 2017, lo scambio di semi internazionale ideato da Isabelle Olikier-Luyten che, tra le pagine del suo blog A Little Bit of Paradise, non solo ha riunito decine di fanatici del verde di tutta Europa, ma è riuscita a rendere viva e profumata l’amicizia virtuale facendo volare semi da un giardino all’altro, oltre i confini.

Per me è la prima volta e inizio con appena tre varietà di semi dell’orto-giardino, in rigoroso ordine alfabetico latino:

Alcea rosea
{Malvarosa, Malvone}
Famiglia: Malvaceae
Erbacea perenne. In primavera-estate, dalla rosetta basale, si innalzano uno o più fusti fiorali da 1 a 3 metri. I fiori, grandi, di colore rosa o porpora scuro, sbocciano da giugno a settembre. Al termine della fioritura gli steli seccano, mentre persiste il cespo di foglie.

Aquilegia
Famiglia: Ranuncolaceae
Erbacea biennale, fiorisce in maggio-giugno. Dal cespo alto 40-100 cm si innalzano steli fiorali con due-tre corolle con corti speroni di colore rasa chiaro e scuro.

Digitalis
Famiglia: Scrophulariaceae
Erbacea biennale. All’inizio dell’estate, dalla rosetta di grandi foglie rugose, si innalzano lunghi steli di fiori tubolari di colore bianco, rosa chiaro e scuro.
I vincitori sono:
23 – 30 – 34 – 55 – 58 – 75 – 89 – 90 - 117