domenica 19 febbraio 2017

Giardinieri scrittori: Alice’s Adventures in Wonderland

 

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Una grande pianta di rose stava presso l’entrata del giardino; le rose che vi sbocciavano erano bianche, ma tre giardinieri si affaccendavano tutt’intorno a dipingerle di rosso.
[…]
‘Vorreste dirmi, per favore’ disse Alice un po’ intimidita, ‘perché state dipingendo quelle rose?’
Cinque e Sette non dissero nulla, ma guardarono Due. Due cominciò a bassa voce: ‘Diamine, il fatto è, vede, Signorina, che qui doveva esserci una pianta di rose rosse e noi per errore ne abbiamo messa una di bianche; e, se la Regina lo scoprisse, ci farebbe tagliare la testa, capisce’
»

Alice’s Adventures in Wonderland, Lewis Carroll, 1865


Non c’è poi tanta differenza tra il lavoro di un giardiniere e quello di uno scrittore di favole: entrambi creano mondi immaginari.


Giardinieri scrittori e scrittori dal pollice verdissimo, il pensiero verde della settimana
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venerdì 17 febbraio 2017

Idee per recintare l’orto

 

La strada dell’orto è irta di difficoltà, errori madornali e insuccessi. Dal seme al frutto può succedere di tutto: troppa siccità, troppa acqua, terra poco fertile, un pennuto che si mangia il seme, un temporale che spazza via tutto, il sole che brucia i germogli, un afide maledetto. Insomma, se i vostri virgulti sono germogliati sotto una buona stella, avete letto un buon manuale, comprato ottime sementi, vigilato sul cielo e sulla terra, osservato la luna e ballato intorno a un falò... ecco, forse ce l’avete fatta: una fragola, un pomodoro, un fagiolino tutto per voi!!!

O forse no.
Il MIO orto sperimentale è molto bucolico - in aperta campagna - e molto appetitoso per passeri, leprotti e altri simpatici animaletti del bosco. È una meraviglia osservarli dalla finestra all’ora di colazione, ma qualche fragola vorrei assaggiarla anch’io!

Allora sono andata a caccia di idee per recintare l’orto


un grande classico: la staccionata in legno è bucolica e decorativa


spesso snobbata, anche una recinzione in rete può avere il suo fascino


anziché recintare tutto il perimetro dell’orto, puoi mettere frutti e germogli al sicuro da lepri e piccoli animaletti realizzando aiuole rialzate con assi in legno o cordoli in salice intrecciato {per realizzarli fai così}


i più fortunati possono contare su un muro in solida pietra o su un’alta siepe: hanno il duplice vantaggio di proteggere l’orto da freddo e vento


da copiare la vecchia porta riciclata come ingresso all’orto

 

architettonico l’orto con gazebo a prova di pennuto!

Queste e altre idee per recintare l’orto sulla bacheca Pinterest, qui.

martedì 14 febbraio 2017

Porcellane GIOVELAB: come nasce l’ispirazione - l’intervista a Giorgia Brunelli

 
In beauty we trust. Giovelab si presenta così.

Un piccolo e frizzante laboratorio trentino che trae ispirazione dalla natura circostante, dai ritmi lenti e dalle parole magiche del quotidiano, per realizzare una linea per la tavola in porcellana, gress e legno rigorosamente hand made, allegra e imperfetta.


 
Il bianco puro, luminoso e trasparente, abbinato a rigati irregolari, abeti stilizzati e grafiche leggere conquistano per la capacità di farci sentire coccolati, avvolti dall'atmosfera Hygge.

Hygge è un termine danese - privo di un corrispettivo italiano - per indicare la capacità di creare un’ambiente intimo e accogliente da condividere con chi amiamo. Hygge è sorseggiare una tazza fumante di tè indossando maglioni caldi e avvolgenti davanti a un camino scoppiettante insieme alle persone care. Hygge sono le pareti chiare e i pavimenti in legno, i mobili scandinavi dalle linee pulite, la luce delle candele. Le porcellane Giovelab sono Hygge.

 
Ma come si fa a trasmettere Hygge partendo da un pugno di terra? L’ho chiesto a Giorgia Brunelli, l’ideatrice di Giovelab, ecco cosa mi ha raccontato:

Giovelab in cinque aggettivi
Frizzante, poetico, imperfetto, solo-fatto-a-mano, amante della semplicità

Quanto ti assomiglia e cosa ti ispira?
Mi somiglia al 100%, anzi è la mia proiezione! Mi ispirano la semplicità, la natura, l'imperfezione, il creare cose utili, belle e durevoli.

 

Hai l'idea per una nuova grafica, prendi taccuino e matita o il pc? E dopo? Ci spieghi brevemente le fasi di realizzazione del prodotto?
Le nuove grafiche nascono da un lampo improvviso, qualcosa che vedo attorno a me, soprattutto nella natura, ma anche in quello che mi circonda... non saprei spiegare bene! Comunque prima vedo l'immagine nella mia testa e poi comincio a provare sulla carta (con la matita) o direttamente sul biscotto di porcellana. Ogni anno ho così tante idee che devo disciplinatamente scriverle e magari posticiparle alla stagione seguente. Per le nuove forme è un po' più complicato: creo ad esempio una nuova tazza e poi comincio a usarla per alcuni giorni per testarne la piacevolezza d'uso o i difetti! Per le forme lavoro molto in collaborazione con mio marito, che è molto più tecnico di me!


Oggetti di uso quotidiano e messaggi positivi che danno la carica. Ci vuole energia per riuscire a trasmetterla agli altri, tu come ti ricarichi dopo il lavoro?
Mi ricarico nel bosco, in giardino, facendo fotografie e piccoli esperimenti botanici: raccolgo mini piante nel bosco e le faccio diventare piante da interni o da giardino... felci, muschi, piantine che crescono sui muri, alberelli minuscoli come noccioli, pini e acacie. Mi piace impastare torte e biscotti, inventandomi le ricette. Mi piace servire il tè delle 5. E un sacco di altre cose... ma il tempo è spesso tiranno.


Giovelab tra dieci anni. Approderà su altri materiali? Una linea 'paper' o una collezioni di T-Shirt per esempio… qual è il sogno nel cassetto?
Il sogno nel cassetto è scrivere un libro, che racconti la nostra vita, mia e dalla mia famiglia, in questo maso nei boschi, con fotografie, semplici diy e un approccio non convenzionale alla tavola e al cibo. Al momento Giovelab è porcellana, gres e legno e ogni anno, assieme a mio marito, che è il mio primo e preziosissimo collaboratore, abbiamo così tante idee nuove che dobbiamo annotarle per l'anno successivo!





Segui Giovelab sul blog e su Instagram

Credits
Giorgia Brunelli

domenica 12 febbraio 2017

Giardinieri scrittori: Antonio Perazzi


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- Fora verde, fori la tua che la mia non perde!
- Come ha detto scusi?
- Foraverde! Ho detto: fo-ra-ver-de!
- Foraverde? In che senso? Cosa vuol dire?
- Vuol dire che i suoi figli non hanno mai giocato a foraverde!
Un uomo anziano, accompagnato da un cane da caccia marrone tutto rinsecchito, col muso orami imbiancato dall’età, se ne sta appoggiato al suo bastone, con aria da questuante, come di uno che cerca un pretesto per attaccare discorso. Accanto a lui si è seduta una giovane madre forse di passaggio, forse una turista.
[…]
-   Dicevo: non sanno giocare a foraverde? Non ha insegnato a conoscere le piante ai suoi figli?
-   Ah: è un gioco allora… per l’appunto… non so. Credo di no. E veramente neanch’io so cos’è foraverde. Com’è?
-   […] Fovarde è una pianta che cresce nei giardini, ma non è che qui da noi ci fossero tantissimi giardini, perché di verde ce n’è già abbastanza: chi ne poteva volere ancora? Però, in tutti quelli che c’erano, ci cresceva sta pianta, il foraverde. E noi dovevamo sempre averne un rametto in tasca.
-   In tasca?
-   Sì, perché all’improvviso qualcuno ti poteva dire: che c’e l’hai il foraverde? E se uno non ce lo aveva allora gli toccava fare una penitenza.
-   Davvero! Foraverde? Ma io non ho mai sentito di questa pianta: com’è fatta?
[…]
il vecchio tira fuori dalla tasca dei pantaloni la mano in cui tiene un rametto contornato di piccole foglie ovali e coriacee.
-   È bosso: lo conosco. Cresce anche nel mio giardino.
-   Così, sì: bossolo. Tutti la prima cosa che si faceva al mattino, era prendersi un rametto e metterselo in tasca perché, non è che i castighi fossero pesanti, ma nessuno voleva fare la parte dello sprovveduto, capisce?
[…]
-   Mamma, si gioca bene qui. Ci torniamo?
-   Volentieri, è stato bello oggi a Fighille. A cosa avete giocato?
-   Con questo. Guarda. L’ho preso per te. Tienilo in tasca. Altrimenti non puoi giocare»

Foraverde, Antonio Perazzi, 2013


Paesaggista, botanico, ricercatore con il gene della scrittura (figlio di giornalisti, sua zia si chiamava Oriana Fallaci), milanese di origini toscane. La prima pagina che leggo di gardenia è la sua Bustina di paesaggio, ogni mese una pianta, ogni pianta un personalissimo racconto verde. Come in Foraverde (Maestri di Giardino Editori, 2013): 11 racconti di verità inventate sul paesaggio dove si intrecciano storie di piante, animali e uomini {qui, la mia intervista per Blossom zine all'uscita del libro - pp.72-75}. Seguilo su Instagram @studioantonioperazzi e ti innamorerai di Piuca, il suo giardino nel Chianti.


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giovedì 9 febbraio 2017

Come ordinare vasi e attrezzi da giardino

 
Sono una pigra giardiniera italiana. Pigra non perché non abbia smania di rimboccarmi le maniche e affondare le dita nella terra, ma perché, a differenza degli amici giardinieri del nord Europa, che vedo già affaccendati tra semine in serra fredda e manutenzioni di scale e vialetti, io con l’aria fredda, l’umidità e la terra pesante, non ho un buon rapporto. Per me è ancora maledettamente presto. Ho potato un cespuglio in due ore di sole, poi è tornata a scendere una guazza gelata e sono rientrata nel guscio come una tartaruga. E nemmeno il giardino sembra essere contrariato della mia pigrizia: chiede la pioggia e ancora qualche settimana di riposo.

Questo tempo sospeso tra inverno e primavera non andrebbe però sprecato, ma sfruttato al meglio per dedicarsi a quei lavori che altrimenti passano sempre in secondo piano come il riordino di vasi e attrezzi. Un lavoro noioso che, con un po’ di creatività, può trasformarsi in un'attività divertente e utile per annotare ciò che manca o che andrebbe sostituito.


 
Prova il fai-da-te

Se sei un esperto del fai-da-te, magari hai già pensato a realizzare un piano di lavoro con scaffali e cassoni su misura, se invece sei alle prime armi puoi munirti di carta vetro, vernici e pennelli e dare nuova vita a una vecchia credenza o a un armadio di recupero in cui sistemare vasi, palette, forbici da potare, spago, filo di ferro e tutti i piccoli attrezzi da giardino. 

Puoi aggiungere ganci per gli attrezzi e verniciare il piano d'appoggio per prendere appunti o il frontale dei cassetti per annotare il contenuto. Se le ante della credenza sono rovinate puoi toglierle e lasciare gli oggetti a vista o sostituire i vetri crepati con la rete metallica a trama piccola usata per le recinzioni dei pollai.



Organizza così lo spazio

Tieni a vista i vasi di coccio, l'annaffiatoio di latta e la paletta: sono gli attrezzi che usi con più frequenza e sono belli da vedere. 

Organizza un piano di lavoro (un vecchio tavolo o un asse poggiato su due cavalletti andranno benissimo!) per semine e travasi.

Conserva le cassette di legno della frutta e vecchi cassetti spaiati per ordinare in bella vista i vasi in terracotta e le bustine di semi.

Appendi gli attrezzi più grandi (rastrello, zappa, forca), non dovrai spostarli ogni volta per spazzare il pavimento da terra e foglie secche.

Se hai bambini curiosi scegli invece uno scaffale alto o un’antina con la serratura per riporre concimi liquidi, polverine radicanti, preparati per il verderame e attrezzi taglienti.

martedì 7 febbraio 2017

Il giardino di Leonard e Virginia Woolf a Monk's House


In comune abbiamo certamente la mania per il verde sulle pareti di casa, metà dei miei interni è verde.

Avete presenti le immagini di questo salottino verde che impazzano su Pinterest? Sono gli interni di Monk’s House, la casa di Rodmell di Virginia e Leonard Woolf, dove il giardinaggio non era solo un piacere in sé. Ma anche un modo per rilassarsi dopo una settimana passata a Londra a curare le proprie attività: Virginia, quelle di scrittrice, editrice e figura cardine del gruppo di Bloomsbury; Leonard, quelle di editore, autore e redattore. A Monk’s House, nella casa che affacciava sulle Downs del Sussex, i due potevano distendersi in compagnia di amici, chiacchierare e giocare a bocce.*


La casa, rivestita di assi, vicina alla strada al di là del muro di selce, fu la dimora di falegnami e mugnai fino il 1 luglio 1919 quando fu acquistata all’asta da Leonard Sidney Woolf. Dietro la casa c’è un giardino, curato, vezzeggiato, trasformato da Leonard con Virginia a reggergli la scala, poi da solo, dopo il suicidio di lei nel 1941, aiutato dal  giardiniere Percy Bartholomew e, più tardi, dall’amica Trekkie con la quale diede libero sfogo al sua passione per le piante esotiche.


Dopo un periodo di abbandono la casa divenne proprietà del National Trust nel 1980 che scelse di affittarla affidandone le cure e l’apertura settimanale. L’ultima inquilina di Monk’s House Caroline Zoob ha raccontato per la prima volta la storia del giardino di cui si è occupata insieme al marito per sette anni in un volume ricco di fotografie, schemi delle aiuole, prospetti ricamati e aneddoti: Il giardino di Virginia Woolf - La storia del giardino di Monk’s House.


Fotografie d’epoca, diari, annotazioni ricostruiscono l’immagine del giardino al tempo dei Woolf, un giardino non grande, riparato da muri di selce e siepi di tasso, ornato dalla guglia della vicina chiesa di St. Peter e fonte d’ispirazione per Virginia che ha lavorato alla maggior parte dei suoi romanzi seduta alla scrivania nello studio riparato in un angolo del frutteto. Dell’epoca dei Woolfe restano la suddivisione in stanza, i colori, i profumi, le suggestioni e i ricordi di tante vite che si sono intrecciata a quei 4000 m di terreno.


*Il giardino di Virginia Woolf – La storia del giardino di Monk’s House, Caroline Zoomb, Jacqui Small LLP, Londra, 2013. Fotografie di Caroline Arber. Prefazione di Cecil Woolf (nipote di Leonard e Virginia).
*Fotografie d'epoca ritraggono Virginia e Leonard nel loro giardino a Monk's House (via Pinterest).

domenica 5 febbraio 2017

Giardinieri scrittori - Il Mago di Oz


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Proseguirono poi il cammino in silenzio, ascoltando il canto degli uccelli e ammirando i fiori. C’erano corolle gialle, bianche e azzurre e grandi ciuffi di papaveri scarlatti, d’un colore così intenso che gli occhi di Dora ne furono quasi abbagliati.
I papaveri diventavano sempre più fitti, e ben presto i nostri amici si trovarono in mezzo a una distesa sterminata di tali fiori. Ora, tutti sanno che molti papaveri insieme danno un profumo così acuto che chiunque lo aspiri cade addormentato, con il rischio di dover dormire per sempre se non viene immediatamente allontanato dalla loro zona. Ma Dora, purtroppo, non sapeva queste cose.
Ben presto le sue palpebre si fecero pesanti, ed ella sentì una gran voglia di stendersi a dormire. Nonostante i suoi sforzi, le si chiusero gli occhi, dimenticò ogni cosa e cadde tra i papaveri profondamente addormentata.
-   Se la lasciamo qui, - disse subito il Leone – morirà. Il profumo di questi fiori sta uccidendoci tutti; io stesso fatico a tenere aperti gli occhi, e il cane dorme già.
Era vero: Totò si era addormentato accanto alla sua padroncina.
Per fortuna lo Spaventapasseri e il Boscaiolo non erano affatto disturbati dal profumo.
Scappa via di corsa! – disse lo Spaventapasseri al Leone. – Esci al più presto da questo campo di papaveri. Penseremo noi alla bimba; se dovessi addormentarti tu, invece, non potremmo certamente salvarti, perché sei troppo pesante.
Il Leone si rizzò e partì a tutta velocità; in un batter d’occhio era scomparso»

Il Mago di Oz, L. Frank Baum, 1957


Le collezioni non fanno per me, piuttosto accatasto ricordi. Ricordi di carta soprattutto, e ho un debole per i libri di favole. Quelli con la copertina in cartoncino, le pagine un po’ ingiallite, i caratteri grandi e le tavole illustrate sparpagliate tra un capitolo e l’altro: datemene uno e mi terrete buona per almeno un paio d’ore..! Questo del Mago di Oz fa parte di una collana condivisa tra bambine cresciute negli anni Sessanta. Ognuna aveva i suoi, tutti diversi, si prendevano in latteria con i punti della spesa e si scambiavano tra sorelle e cugine. Tanti anni dopo sono diventati per me una favola della buona notte a puntate.


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giovedì 2 febbraio 2017

Chimonanthus praecox, il calicanto d'inverno tenace e profumato


Il giardiniere, chino, mani nella terra, immagina il futuro. La sua lista dei desideri è infinita. Alla mia aggiungo un altro tassello. Il calicanto.

Tenace, profumato e fiorito in pieno inverno.

Per un giardino luminoso e attraente anche nei mesi freddi la specie giusta è Chimonanthus praecox, il calicanto d’inverno, un arbusto in fiore da dicembre a febbraio, quando, sui rami ancora spogli, si aprono fiori penduli, minuti, ma profumatissimi, color giallo zolfo con macchie porpora alla base dei petali. 

Della stessa specie: C.p. ‘Grandiflorus’ ha fiori larghi 4,5 cm giallo intenso e picchiettati di rosso e C.p. ‘Lateus’ a fiore giallo chiaro con petali interni più scuri, più grandi e tardivi.


Il calicanto invernale può essere coltivato in piena terra o in vaso. A maturità raggiunge i 2,5 m di altezza e i 2 m di larghezza, ma cresce lentamente e per raggiungere il suo massimo sviluppo impiega oltre dieci anni.
Non ha particolari esigenze, sopporta temperature fino a -20°C e si adatta a ogni tipo di terreno che andrà concimato con sostanza organica a fine estate. Non è troppo difficile da coltivare, ma occorre aspettare qualche anno per una ricca fioritura, che sarà più abbondante se coltivato in pieno sole e a ridosso di un muro assolato, al riparo da freddo intenso e correnti.
Al termine della fioritura si eliminano i rami troppo fitti e ritorti. In vaso è possibile contenere l’arbusto in altezza con una potatura che dovrà però essere limitata a pochi centimetri per evitare la perdita della fioritura l’anno successivo. I calicanti rispondono al dispetto delle forbici vegetando di più: producono più rami e foglie e lasciano senza fiori.
In piena terra sopporta brevi periodi di siccità, mentre soffrono maggiormente la sete se coltivati in vaso, dove vanno annaffiati con regolarità, mantenendo il terreno sempre fresco.


Se l’arbusto è molto grande, si possono sacrificare alcuni rami da portare in casa senza danni per la pianta. Per farli durare più a lungo, pratica un taglio obliquo alla base e qualche incisione lungo il ramo, sistemali in un vaso e cambia l’acqua ogni due giorni.